“MercoledìVeg”: un semplice passo

Girando sui  siti che trattano l’argomento di abitudini alimentari più salutari e rispettose della vita, l’iniziativa proposta sul sito www.cambiamenu.it è una di quelle che mi piace di più. Il motivo per cui trovo “MercoledìVeg” geniale è che viene suggerita un’azione alla portata di tutti, realistica e realizzabile da chiunque. Che cosa è MercoledìVeg? Riporto testualmente le parole che potete trovare nel sito:

È il giorno della settimana in cui pensiamo al Pianeta, alla nostra salute e agli animali. Lo facciamo partendo dalla tavola, perché le nostre scelte a tavola hanno un peso sul futuro e anche sul presente“.

Tutti noi possiamo dedicare un giorno alla settimana a questi importanti obiettivi: tutela dell’ambiente e riduzione dei consumi, salute del nostro corpo (e anche della nostra mente, direi) e rispetto per la vita degli animali. Sarebbe anche un’occasione per scoprire nuovi piatti e ricette come quelle che condivido in questo blog, per esempio :P.
Credo che invitare le persone a diminuire il consumo di carne e prodotti animali, sia sicuramente più semplice, al momento, rispetto a convincerle ad eliminarla totalmente dalla loro alimentazione. Inoltre possiamo vedere la cosa anche così: un’ azione anche se piccola, se svolta da tutti potrebbe avere un impatto molto significativo.

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Sono sempre più diffusi gli studi che dimostrano che mangiare cibi animali tutti i giorni non fa bene. Sono sempre più numerosi i medici che invitano i loro pazienti (purtroppo spesso solo quando soffrono già a causa di qualche patologia) ad eliminare alcuni alimenti o comunque a ridurre il consumo di proteine animali. Sono sempre più abbordabili e reperibili sia nei negozi specializzati che nella grande distribuzione, alimenti certificati 100% vegetale. Sono ogni giorno più numerosi i blog, come il mio, che condividono ricette ed esperimenti culinari dimostrando che mangiare vegetale non significa accontentarsi di un’insalatina.
Quindi perché non provare a fare questa esperienza?
Se pensate che fare il MercoledìVeg non cambi un gran ché, vi consiglio di guardare il documentario “Meat the Truth” (il video lo trovate in fondo all’articolo), che è uno dei miei preferiti sul tema alimentazione vegetale. In particolare, se non avete un’ora di tempo per guardarlo tutto, vi suggerisco di guardare almeno tre minuti verso la fine (da 59:50 a 1:02:51) in cui vengono forniti dati concreti su quanto si può contribuire in termini di riduzione dell’effetto serra e dell’inquinamento, eliminando uno o più giorni le proteine animali.
Sempre nello stesso documentario se volete c’è anche un bel video sempre sull’eliminazione per un giorno della carne. Lo trovate tra il minuto 56:45 e il minuto 59:20.

Mozzarella vegetale

Cucinare vegetale oltre  a dare soddisfazione perché si sente di fare qualcosa di buono per l’ambiente, per la propria salute e per gli altri esseri viventi, è anche una sfida. Credo che moltissimi dei cuochi  che scelgono di prediligere una cucina vegetale si imbattono, prima o poi, nell’irrefrenabile voglia di creare qualcosa che ricordi il formaggio e i latticini. Questo penso non accada tanto (o non solo) perché sentono la mancanza di questi alimenti, ma perché sono ingredienti che in alcune preparazioni danno un effetto e una consistenza particolare ai piatti. Quindi ecco che anche io mi accingo, come molti altri, nella preparazione di formaggi vegetali.
La prima ricetta che voglio condividere è quella della mozzarella veg. Devo dire che questa mozzarella non fila (l’ho usata nella pizza ed è rimasta in forma tale e quale), ma il sapore è davvero buono. E’ piaciuta anche ad un gruppetto di giapponesi che mi hanno fatto i complimenti (yeah!!). Per questo motivo dedico questa ricetta a Reiko San, Sumiko e Kumiko 🙂

Mozzarella veg

INGREDIENTI

– 40 g di semolino di riso
– 25 g di amido di mais
– 2 cucchiai di lievito alimentare
– 1 cucchiaino di agar agar
– 1 cucchiaino di sale marino integrale
– 350 g di latte di soia
– 1 confezione di panna di soia (circa 250 g)
– 50 g burro vegetale (cocco, soia…)
– poco olio di oliva per ungere lo stampo

PROCEDIMENTO
Uniamo in un pentolino di acciaio inox gli ingredienti secchi e poi a poco a poco il latte e la panna cercando di non creare grumi. Eventualmente, se ciò accade, utilizziamo il minipimer per eliminarli. Mettiamo sul fuoco ed aggiungiamo anche il burro vegetale.
Iniziamo a mischiare il composto fin da subito perché il semolino di riso tende a scendere verso il basso e quindi a formare un blocco in fondo al pentolino.  Continuiamo a cuocere per alcuni minuti a fiamma dolce assicurandosi però che arrivi al bollore. Teniamo sul fuoco girando con un mestolino di legno fino a quando il composto è bello sodo ed appiccicoso. A questo punto ungiamo uno stampo rettangolare con poco olio extravergine di oliva e versiamo il composto ancora caldo. Livelliamolo e lasciamo raffreddare la mozzarella vegetale per un po’. Quando è arrivato a temperatura ambiente mettiamolo in frigorifero e lasciamolo riposare per almeno 2 o 3 ore.
La mozzarella vegetale si conserva per 4 giorni in frigorifero e si presta per diversi utilizzi. Noi l’abbiamo mangiata su una pizza con carciofi e cipolla fatta con pasta di farina di farro e lievito madre, ma è molto buona anche condita con dell’olio aromatizzato e delle erbe aromatiche e spalmata sul pane. Nella foto in alto infatti la vedete con olio all’aglio e timo e rametti di timo 🙂 Può essere anche utilizzata per mantecare un risotto al posto del burro e del parmigiano.

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Le tecniche della nonviolenza – Aldo Capitini

Dal capitolo primo del libro “Le tecniche della nonviolenza” di Aldo Capitini (1967)

Il metodo nonviolento
Nel primo capitolo del libro, Aldo Capitini sostiene che il concetto di nonviolenza espresso in una sola parola ci indica che questo tipo di comportamento non si caratterizza solo dall’assenza di violenza (significato negativo), ma anche da un atteggiamento propositivo, attivo e costruttivo (significato positivo).
Questo modo di vedere la nonviolenza come proposta e non come rifiuto, porta alla necessità, per chi voglia impegnarsi in questo progetto, di avere un metodo per mettere in chiaro quali possano essere le pratiche e le tecniche da adottare per praticarla. Per Capitini tale metodo non dovrebbe però ostacolare e spegnere la creatività e la flessibilità di chi lo mette in atto. Quello che gli interessa è sottolineare il fatto che “la nonviolenza è affidata al continuo impegno pratico, alla creatività, al fare qualche cosa, se non si può fare tutto, purché ogni giorno si faccia un passo in avanti” (p. 14).
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Capitini afferma che quando si parla di nonviolenza si deve prendere in esame anche la grande questione del rapporto tra mezzi e fini. L’originalità della nonviolenza sta nel considerare come imprescindibile il fatto che “il fine dell’amore non può realizzarsi che attraverso l’amore” (p. 13). Praticamente tali fini, tali mezzi, cioè non si può pensare di raggiungere un fine pacifico utilizzando i mezzi della guerra. In questo senso l’autore rifiuta l’antico adagio “se vuoi la pace, prepara la guerra” e invita a prendere in considerazione i costi e le conseguenze dei mezzi, troppo spesso sottovalutati. Anche secondo Gandhi, ci ricorda Capitini, i mezzi non sono meramente strumentali ma sono già creativi di per sé e portano al loro interno parte del fine che vogliono realizzare.

Capitini è stato un grande estimatore di Gandhi e ha cercato di diffondere in Italia il metodo che egli aveva messo a punto in India, il Satyagraha. La nonviolenza, ci ricorda, non è una novità della modernità, ma sempre, nel corso della storia, l’uomo ha praticato accanto alla violenza anche la nonviolenza. Dice Humayun Kabir che se è vero che “la competizione ha alcune volte portato avanti la causa del progresso, la cooperazione è stata fondamentale per la sopravvivenza della specie”. Infatti l’uomo, con i suoi deboli mezzi fisici, è riuscito a sopravvivere solo perché aveva la capacità di cooperare e comunicare con i suoi simili.
Uno degli aspetti che Gandhi, e anche Capitini, hanno voluto sottolineare e che ci fa capire come la nonviolenza sia una pratica attiva e positiva, è che caratteristica essenziale del nonviolento è il coraggio. “Proprio come nell’allenamento alla violenza uno deve imparare l’arte di uccidere, così nell’allenamento alla nonviolenza uno deve imparare l’arte di morire” (p. 19). Da qui si comprende come il Satyagraha sia connesso con la sofferenza.
Ma cosa vuol dire esattamente Satyagraha? Il termine è composto dalle parole sanscrite satya, che vuol dire “ciò che è”, e agraha che significa “affermare fortemente”. Il termine nella sua complessità viene tradotto come “forza della verità”. E cosa è la Verità? Per Capitini la Verità è Dio (e non il contrario). Essa deve animare ogni nostra azione e parola e va oltre al semplice non mentire. Nonviolenza e Verità per Capitini sono due facce della stessa medaglia.
Dato che gli esseri umani hanno limiti che rendono difficile il riconoscimento della Verità nella sua pienezza, la nonviolenza e la pratica dell’amore verso i viventi (anche i nemici) sono modi per avvicinarsi ad essa. Per questo, dice Gandhi, “la Verità si difende non facendo soffrire il nostro avversario, ma soffrendo noi stessi” (p. 24). Chi pratica il Satyagraha allora non identifica il peccato con il peccatore ma mantiene verso quest’ultimo il sentimento di amore destinato a tutti gli esseri viventi. Inoltre il satyagrahi tenta tutte le vie per trovare un accordo con l’avversario perché la risoluzione del conflitto non è visto come vittoria per una parte e sconfitta per l’altra, ma come il raggiungimento di una soluzione che faccia piacere ad entrambe le parti.

Videoricetta – Croccante senza zucchero

Ecco la nuova video ricetta! Spero che vi piaccia tanto quanto è piaciuto a me.
Vi ricordo che potete iscrivervi al mio canale youtube: https://www.youtube.com/c/QuasiliberiCucinaVegetale

Ho imparato questa ricetta durante un corso di cucina macrobiotica ed è stata per me una rivelazione. Quando sono tornata dalla Turchia dove avevo comprato un po’ di frutta secca buonissima ho deciso di rifare questo dolce ed infatti è venuto benissimo!

Quello di cui abbiamo bisogno per questa ricetta è:
– 1 bicchiere di cereali soffiati (in questo caso userò il riso, ma si può usare anche il miglio, il farro, l’avena o il grano saraceno)
– 1 bicchiere di semi oleosi (qui abbiamo mandorle, anacardi, semi di sesamo, di lino, di girasole e di zucca)
– 1 bicchiere di frutta secca (grazie al nostro viaggio in Turchia abbiamo uvetta, datteri, ribes, gelso, mirtillo rosso)
–  4 cucchiai colmi di malto di riso
–  una teglia tipo questa ricoperta di carta forno. Questa è 25×30 cm

Il procedimento è molto semplice: mischiamo il cereale soffiato scelto alla frutta secca e ai semi e alla fine uniamo il malto e iniziamo a mischiare. Provate a mischiare con il cucchiaio ma vedrete che non avrete molto successo quindi vi consiglio di aiutarvi con le mani per distribuire bene il malto, ma vi avviso che vi appiccicherete molto :P.
Poi distribuiamo versiamo il composto sulla teglia, e aiutandoci con dell’acqua ci bagniamo leggermente la mani e stendiamo bene il croccante.
A questo punto mettiamo la teglia in forno già caldo a 180 gradi per 15 minuti. Lo sforniamo quando vediamo che la frutta secca si è un po’ colorata e quindi lasciamo raffreddare. Quando sarà freddo sarà indurito come il croccante e si potrà tagliare a pezzi.
E’ davvero buono, croccante, gustoso e dolce ma non stucchevole…!
 Questo croccante è ideale sia come barretta energetica, ma può essere anche un ottimo accompagnamento per delle mousse alla frutta o al cioccolato.

Brioches per la colazione

A grande richiesta la ricetta delle brioches veg, senza burro e senza uova. Devo dire che non sono un triste surrogato delle “vere” brioches, ma sono proprio buone e soprattutto non lasciano quella sensazione di pesantezza dopo averle mangiate (sì, ho usato il plurale perché ne ho mangiate 2!!).

Brioches Veg

INGREDIENTI
– 300 g di farina manitoba
– 300 g di farina tipo 2 (potete usare anche 0 o 00)
– 150 g zucchero di canna grezzo + 1 cucchiaino
– 80 ml di latte di soia
– 1 bustina di lievito di birra secco (8 grammi), oppure 16 g fresco
– 150 g di burro vegetale (meglio se margarina fatta in casa)
– 160 ml di acqua tiepida
– aroma di vaniglia (meglio se naturale)
– scorza di un limone grattata (facoltativo)
– 2 cucchiai di vin santo (o rum per dolci)
– 1 cucchiaino raso di sale
– malto di riso sciolto in un cucchiaio di latte di soia per spennellare

Con queste dosi vengono 12 brioches. Le tempistiche sono un po’ lunghe ma se vi organizzate come ho fatto io riuscirete a gustare queste ottime brioches la mattina appena sfornate…2 giorni dopo aver fatto l’impasto, però!. Ci metteremo al lavoro la sera subito dopo cena.

PROCEDIMENTO
Mettiamo l’acqua tiepida in una tazza e versiamoci dentro la bustina di lievito con un cucchiaino di zucchero. Lasciamo lì per 5 minuti a fare un po’ di bollicine mentre uniamo gli altri ingredienti. Uniamo le due farine, lo zucchero e il sale. Aggiungiamo il burro vegetale morbido (io ho usato una margarina che ho fatto da me con del caglio di latte di soia, acqua fredda, olio di girasole deodorato, lecitina di soia…poi magari più in qua metto la ricetta perché per ora l’ho fatta a occhio :P). Dopo uniamo anche il latte di soia e iniziamo a mischiare. Poi mettiamo gli aromi (vaniglia, limone e vin santo) e infine aggiungiamo l’acqua con il lievito. Se non volete usare vin santo o rum, magari mettete altri 2 cucchiai di latte vegetale. Impastiamo bene per almeno 5 minuti, ma anche 10 va bene. Se vedete che l’impasto è troppo appiccicoso aggiungete un po’ di farina, ma dovrebbe andare (potrebbe essere più umido se usate la margarina fatta in casa invece che quella comprata). Quando l’impasto è bello liscio, mettiamolo in una ciotola abbastanza grande perché la pasta gonfierà e copriamo con un telo o con la pellicola trasparente. Lasciate lievitare  tutta la notte (considerate che questa ricetta l’ho fatta a marzo quando non è ancora troppo caldo. Forse facendola in estate bisognerà tenere l’impasto nel luogo più fresco della casa per non farlo stra-lievitare).
La mattina quando ci svegliamo, diamo una piccola impastatina alla pasta che sarà più che raddoppiata e mettiamo l’impasto (che si sarà sgonfiato) in frigo. Usciamo e andiamo a dare il nostro contributo al mondo e alla comunità 🙂
La sera prima di cena tiriamo fuori l’impasto dal frigo. Ceniamo con tutta tranquillità e subito dopo cena tiriamo fuori l’impasto dalla ciotola (dovrebbe aver rigonfiato un po’). Stendiamolo facendo un cerchio spesso circa 1 cm. Tagliamo il cerchio in 12 spicchi e arrotoliamoli come si fa con i cornetti (lo sapete no? Arrotolate a partire dalla base del triangolo verso la punta. Allungate un po’ la pasta in modo che possiate fare più arrotolamenti 🙂
Brioches veg non lievitate
Mettiamo le brioche ben distanziate tra loro su un paio di teglie da forno di alluminio coperte di carta forno (non usate la teglia nera del forno perché sennò il sotto si brucia!!!) e spennelliamo con un po’ di malto di riso sciolto in un cucchiaio di latte di soia. Se non avete il malto potete usare anche solo il latte di soia. Mettiamolo nel forno spento fino alla mattina seguente.
Brioches veg lievitate
La mattina appena svegli tiriamo fuori le brioches che dovrebbero essere belle gonfie e accendiamo il forno a 180 gradi. Facciamolo scaldare per una quindicina di minuti e poi inforniamo le brioche per 20 minuti. A quel punto durante quei 20 minuti la casa sarà inondata da un profumo di paste incredibile, questo già vale la pena di aver fatto questa ricetta! Quando le brioches sono dorate tiriamole fuori. Aspettate che si intiepidiscano prima di mangiarle, sia per non bruciarvi la bocca (posso testimoniare che la temperatura interna della brioche appena sfornata è simile a quella della lava!), sia perché il sapore migliora con un po’ di raffreddamento.

Questa è la ricetta per le brioches vuote. Ovviamente potete scegliere di metterci, nella fase di confezione dei cornetti un cucchiaino di marmellata oppure delle mele a pezzetti. Oppure potete farcire successivamente le brioches dopo che sono già cotte. Potete anche cambiare la forma e fare delle treccine o dei saccottini. Insomma sbizzarritevi!
Ultima cosa: ho provato a congelare delle brioches già arrotolate  ma non lievitate perché ovviamente a meno che non abbiate ospiti che dormono da voi, 12 brioches in una mattina non si fanno fuori e, per me, la brioche è buona massimo del giorno dopo ma non di più! L’idea era quella di ricreare le brioches congelate che si trovano al supermercato e che alcuni bar utilizzano quando rimangono a corto di quelle che hanno acquistato dai pasticceri. L’esperimento è andato abbastanza bene anche se la brioches in questione non si è gonfiata tanto quanto le altre. L’avevo tirata fuori prima di andare a letto (intorno alle 23). La prossima volta provo a tirarla fuori prima di cena e poi vi dico come va. Diciamo comunque che l’esperimento ha funzionato quindi volendo si potrebbero anche raddoppiare le dosi e fare una bella scorta di brioches da cuocere giorno per giorno. Che ne dite? Non sarebbe fantastico?