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Videoricetta – Farro al pesto di broccoli

Questa è una una ricetta semplice semplice e genuina cui mi sono subito affezionata. All’inizio era nata con il riso (vi ricordate quando mio figlio voleva il “riso verde”? Trovate la ricetta nel sito), ma poi ho provato a fare la variante con il farro.
Il farro ha il vantaggio che può essere cotto anche con un certo anticipo e rimane comunque al dente. Quindi per esempio possiamo cuocerlo all’ora di pranzo per la cena o anche il giorno prima e poi completare la preparazione del piatto in pochi minuti. Insomma è una ricetta adatta per chi non ha molto tempo per cucinare ma che non rinuncia al cibo sano e gustoso. Inutile dire che possiamo provare a utilizzare ogni tipo di cereale, dall’orzo all’avena, dalla segale al grano saraceno.
Un’altra cosa molto carina di questa ricetta è che faremo un pesto, quindi un condimento a crudo, utilizzando non il solito basilico ma un altro ortaggio. Siamo così abituati a mangiare solo il pesto di basilico, che spesso ci dimentichiamo che invece ci sono tanti altri vegetali adatti a questo tipo di preparazione, come per esempio le cime di rapa, il cavolo nero o l’ortica tanto per fare qualche esempio.

Riporto qui la ricetta anche se praticamente è quasi uguale a quella del “Risotto con il pesto di broccoli che trovate qui -> http://www.quasiliberi.it/wordpress/?p=8

INGREDIENTI

– 280 g di farro perlato che andremo a lessare in abbondante acqua salata (se utilizzate il farro integrale lasciatelo in ammollo qualche ora. Parleremo in un altro post della cottura dei cereali in modo da conservare tutte le loro proprietà)
– le parti verdi di 1 broccolo abbastanza grosso
– una bella manciata di prezzemolo
– 1 spicchio di aglio (leggermente sbollentato se non vi piace il sapore troppo forte)
– 1 cipolla dorata
– olio extravergine di oliva
– scorza di un limone grattata
– sale
– dei semi (canapa, o lino o sesamo)

PROCEDIMENTO

Innanzi tutto prepariamo il farro. Se lo cuociamo in anticipo lo lessiamo in acqua salata per il tempo richiesto, normalmente una mezz’oretta o 40 minuti, poi lo freddiamo subito con l’acqua fredda e lo lasciamo scolare.

Per fare il condimento è molto semplice: tagliamo finemente il broccolo, con il coltello o possiamo utilizzare un tritatutto se preferiamo una consistenza più fine. A me piace un po’ più grossino quindi faccio con il coltello. Tritiamo L’aglio e il prezzemolo. Nel video ho lasciato gli ingredienti separati e poi li ho uniti alla fine al farro, ma volendo si può anche mischiare tutto insieme ed aggiungere il sale e l’olio ottenendo così un vero e proprio pesto.
Quando è giunto il momento di preparare il piatto, si taglia finemente la cipolla e la si fa rosolare con un po’ di olio extravergine. Quando è ben appassita si unisce il farro e lo si fa insaporire e scaldare bene. Se vi sembra troppo asciutto si aggiunge un po’ di acqua calda. A fine cottura aggiungiamo il pesto di broccoli e continuiamo a cuocere per poco tempo perché i broccoli non si devono cuocere ma solo scaldare. Appena spegniamo il fuoco grattiamo la scorza di un limone, giriamo bene e distribuiamo il farro nei piatti. Cospargiamo con dei semi. Aggiungiamo se ci piace un filo di olio a crudo e il nostro piatto è pronto!

Farro broccoli 2

Insalata di farro tiepida invernale

farro

INGREDIENTI

– 250 gr farro decorticato
– 2 carote
– ½ broccolo
– 1 cipolla bianca
– 1 tazza di lenticchie lessate
– 1 spicchio d’aglio
– una manciata di prezzemolo tritato
– sale marino integrale
– olio extravergine di oliva

PROCEDIMENTO

Innanzi tutto sciacquiamo il farro in acqua corrente e poi lasciamolo in ammollo per almeno 6 ore in 650 ml di acqua. Trascorso questo tempo mettiamo il farro con la sua acqua in una pentola di acciaio, aggiungiamo una presa di sale e portiamo a bollore. Quando l’acqua bolle abbassiamo la fiamma e copriamo con un coperchio. Facciamo cuocere fino a quando l’acqua non si è quasi tutta assorbita (circa 40 minuti). Il farro così cotto può essere preparato il giorno prima e conservato in frigo.
Puliamo le verdure: sbucciamo la cipolla, spazzoliamo le carote (se non sono biologiche peliamole) e sciacquiamo il broccolo. Tagliamo la cipolla grossolanamente e facciamola soffriggere con un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando è pronta mettiamola da parte.
Tagliamo le carote a dadini piccoli (circa 0,5 cm per lato). Dividiamo il broccolo in piccole cimette.
Mettiamo a bollire un pentolino di acqua. Aggiungiamo il sale e poi versiamo le carote. Dopo ¾ minuti togliamole con la schiumarola e mettiamole in un contenitore con acqua fredda per arrestare la cottura. Facciamo lo stesso con le piccole cimette di broccolo: mettendole nell’acqua fredda, oltre a rimanere croccanti manterranno anche un bel colore verde.
Infine saltiamo le lenticchie in una padella con un cucchiaio di olio e uno spicchio d’aglio.
Anche le verdure possono essere preparate in anticipo in modo da assemblare tutti gli ingredienti solo quando vogliamo portare il nostro farro a tavola.
Quando è il momento di servire il farro, mettiamolo in un largo tegame ed aggiungiamo tutte le verdure. Facciamo scaldare il tutto e infine cospargiamo con il prezzemolo tritato.
#cucinavegetale

NONVIOLENZA SEMPRE

Conflict-photo

Forse qualcuno penserà che l’azione nonviolenta sia confinata nell’ambito della spiritualità e della politica e infatti nel post precedente ho menzionato Gandhi che era sia un leader spirituale (era uno yogi) che politico (diventa presidente del Partito del Congresso nel 1921). In realtà la nonviolenza può e dovrebbe (per non cadere in contraddizione) investire ogni aspetto della vita: dall’alimentazione all’educazione dei bambini, dalla coltivazione della terra allo spostamento, dalla comunicazione verbale a quella non verbale. In ogni momento possiamo mettere in atto strategie di nonviolenza (vedi “Le tecniche della nonviolenza”, Aldo Capitini, 2009, Edizioni dell’Asino), scoprendo sulla nostra pelle quanto tutte le scelte e le azioni diventino interdipendenti e legate le une alle altre. Scegliere, perché si tratta di una scelta consapevole, di impegnarsi nella nonviolenza, significa passare al vaglio non solo il modo con cui agiamo, ma anche il perché ci comportiamo in un certo modo, assumendoci la responsabilità degli atti che compiamo nei confronti degli altri. Per esempio: nostro figlio fa i capricci per vestirsi la mattina. Il modo migliore di agire consiste nell’urlargli qualcosa per farlo smettere? So che la pazienza scappa, a me più volte capita, ma per esperienza mi pare che in realtà alzare la voce non sia più efficace di esprimere lo stesso concetto (“dobbiamo vestirci perché sennò facciamo tardi”) con voce pacata. Qui arriva allora il secondo punto, e cioè il PERCHE’ alziamo la voce. Il motivo è che perdiamo il controllo, niente altro. E ancora: perché perdiamo il controllo? Perché vorremmo che il bambino, si comportasse come noi vogliamo.
Quindi se ci ritroviamo ad urlare come dei pazzi, è perché non troviamo strategie sufficientemente efficaci per comunicare quali sono i nostri bisogni e perché non riusciamo ad accettare che un altro non faccia quello che vogliamo (in questo caso ho utilizzato l’esempio del bambino, ma lo stesso ragionamento può essere applicato a tutte le situazioni di conflitto). È questo il nodo in cui dobbiamo intervenire ed è qui che si pone una domanda che fin da giovani (forse) ci ha assillato: COSA VOGLIAMO? e, aggiungerei, PERCHE’ LO VOGLIAMO? Forse se rispondessimo sinceramente a queste domande, ci renderemmo conto che molte delle volte in cui ci troviamo ad alzare la voce lo facciamo in modo improprio.
Eraclito diceva che il conflitto è la madre di tutte le cose. Questo significa che non ha una valenza totalmente negativa, ma anzi creativa. Quando il conflitto però sfocia nella violenza perde la sua potenzialità e rivela proprio l’assenza di creatività nella gestione delle relazioni (vedi “Affrontare il conflitto, trascendere e trasformare”, J. Galtung, ed. Plus – Pisa University Press, 2008).
Quindi con tutto questo discorso cosa voglio dire? Vorrei dire (anche a me stessa) che dovremmo impegnarci a mantenere alta la nostra creatività tentando di trovare tutte le alternative possibili alla gestione dei conflitti, piccoli o grandi, in cui ci capiterà di essere coinvolti, escludendo ogni forma di violenza, piccola o grande che sia.

Tortelli “burro” e salvia ripieni di “ricotta” e spinaci

Vi propongo questa ricetta che mi è piaciuta davvero tanto e che con orgoglio ho fatto assaggiare ad amici che non mangiano vegetale, riscuotendo grande successo! Effettivamente il gusto di questi tortelli è molto, molto simile a quelli che sono sempre stata abituata a mangiare. Posso assicurare che non hanno niente da invidiare a quelli con la pasta all’uovo e la ricotta! Sono così simili che una persona non credeva che fossero completamente vegetali!

Tortelli

Bando alle ciance adesso e passiamo all’opera!
Ecco di cosa abbiamo bisogno per fare circa 30 tortelli (considerate che una porzione normale è di 5 tortelli, quindi ne avremo per almeno 6 persone).

INGREDIENTI

Per la pasta:
– 300 gr semola di grano duro
– 150 ml acqua
– mezzo cucchiaino di sale marino integrale
– una puntina di cucchiaino curcuma.

Per il ripieno:
– 1 lt latte di soia al naturale, quindi non zuccherato
– 5 cucchiai aceto di mele
– 2 palline di spinaci già cotti (o se volete potete utilizzate spinaci freschi da lessare)
– 1 spicchio d’aglio,
– olio extra vergine di oliva
– 2 cucchiai rasi di lievito alimentare
– una bella grattata di noce moscata
– sale marino integrale, pepe.

Per il condimento:
– Olio extravergine di oliva
– 2 cucchiai burro vegetale
– un rametto di salvia

Questi tortelli sono ottimi anche conditi con della salsa di pomodoro e basilico, con del sugo di seitan o con una crema di noci e panna di riso.

PROCEDIMENTO

Prima di tutto prepariamo la pasta, unendo il sale e la curcuma alla semola e poi aggiungendo l’acqua. Impastiamo bene fino a formare una bella pallina da far riposare almeno mezz’ora coperta nella pellicola trasparente.

Mentre la pasta riposa facciamo la nostra ricotta vegetale. Mettiamo in una pentola il latte di soia e quando inizia a bollire spegniamo il fuoco e aggiungiamo un bel pizzico di sale e l’aceto di mele (possibilmente bio e non pastorizzato).
Giriamo un po’ e vedremo che il latte inizia a cagliare. Lasciamo riposare una decina di minuti e dopodichè scoliamo con un colino coperto da un telo bianco.
La ricotta che abbiamo nel colino la possiamo sciacquare un po’ sotto l’acqua fredda in modo da eliminare ogni residuo d’aceto e poi strizziamo il panno per far uscire l’acqua in eccesso. Quando ha raggiunto la consistenza giusta la possiamo mettere in una formina da ricotta e far scolare ancora un po’ il liquido.

Prepariamo gli spinaci. Li strizziamo bene e li sminuzziamo con il coltello. In una padella facciamo rosolare uno spicchio d’aglio tagliato a metà e poi aggiungiamo gli spinaci. Saliamo e li facciamo asciugare un po’. Spegniamo e lasciamo raffreddare. Quando saranno tiepidi togliamo l’aglio e aggiungiamo a questi spinaci circa 150 gr della ricotta che abbiamo preparato (dovrebbe essere poco più della metà), il lievito alimentare, la noce moscata, il pepe ed aggiustiamo di sale. Il nostro ripieno è pronto.

Passiamo allora a stendere la pasta e formare i tortelli (o i ravioli se preferite). Per fare le strisce (abbastanza sottili) io ho utilizzato la stendipasta. Dalle strisce ritagliamo dei quadrati di circa 8×8 o un po’ di più e mettiamo al centro di ogni quadrato un cucchiaino di ripieno. Poi con un pennellino bagniamo due bordi adiacenti del quadrato e pieghiamo formando un triangolo. A questo punto bagniamo un angolino e formiamo il tortello. Disponiamo i tortelli su un piano ricoperto di semola in modo che non si attacchino al fondo.

Fatti tutti i tortelli passiamo alla cottura. Li lesseremo in abbondante acqua salata per circa 5-7 minuti, quando comunque sentite che la pasta è morbida. Intanto prepariamo una padella larga con il condimento: olio extravergine, burro vegetale biologico e delle foglie di salvia fresca. Quando i tortelli sono pronti li mettiamo delicatamente nella padella facendo sì che anche un po’ di acqua di cottura li segua e li facciamo asciugare un po’, fino a quando la salsetta diventa leggermente densa. Li disponiamo ora sul piatto e li decoriamo con le foglie di salvia, un filo d’olio a crudo e… zan zan, i nostri tortelloni sono pronti!

Perché mangiare vegetale?

In questo post vi dirò a grandi linee perché ho deciso di prediligere uno stile alimentare vegetale.

vegetali-colore

Innanzi tutto cosa vuol dire scegliere di mangiare alimenti vegetali? Significa alimentarsi non solo di verdura e frutta, ma anche di cereali, semi, legumi, alghe, oli, insomma, di tutto ciò che ha un’origine vegetale. Questo implica che invece eviteremo di mangiare cibi provenienti da fonti animali e quindi non solo carne e pesce, ma anche latticini e uova.
I motivi per cui ho scelto di orientarmi sempre di più verso questo tipo di alimentazione sono principalmente tre. Li elencherò ma vorrei precisare che non sono ordinati in modo gerarchico. Di solito chi sceglie un’alimentazione vegetale inizia per un motivo particolare, quello che diciamo gli accende la lampadina, però con il passare del tempo le motivazioni diventano equivalenti quindi, ripeto, non c’è un motivo più importante o più rilevante di un altro.
Una delle ragioni è prendermi cura del mio corpo e della mia salute. Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come un’alimentazione ricca di alimenti animali sia dannosa per il nostro fisico, provocando le cosiddette “malattie del benessere.” Al contrario gli alimenti vegetali che tradizionalmente sono sempre stati considerati dei contorni, stanno salendo la scala alimentare. Siamo quasi arrivati al punto in cui la convinzione che una dieta povera e priva di alimenti animali sia carente di proteine, è considerata obsoleta. Yeah!!!
Il secondo motivo è la tutela dell’ambiente. Organizzazioni internazionali come la FAO tanto per citarne una, hanno prodotto report e relazioni che studiano l’impatto ambientale dell’industria dell’allevamento e mostrano che questa non sia un’attività sostenibile (e a quanto pare neanche così redditizia). L’allevamento contribuisce ad aumentare l’effetto serra, l’inquinamento delle acque e l’aumento della deforestazione. Devo dire che questo è stato il motivo che ha acceso la mia lampadina e che mi ha spinto ad impegnarmi per limitare il mio consumo di prodotti animali.
Infine un’altra ragione a favore dell’alimentazione prettamente vegetale è legata a motivi etici. Le poche volte che mi è capitato di vedere dei video che documentano la vita, e la morte, degli animali di allevamento, non sono riuscita ad arrivare in fondo. Stavo troppo male, fisicamente. Una volta ho rischiato di svenire e mi sono dovuta distendere a terra con le gambe in aria! Mi sono detta quindi: se non riesco neanche a vedere cosa accade in un mattatoio, perché dovrei voler mangiare la carne che deriva da quello che appunto accade là dentro? Inoltre se vi capiterà di vedere uno di questi video, vedrete immediatamente come la vita di animali in questi ambienti è, oltre che crudele, anche completamente innaturale. La domanda che è venuta a me è: ma cosa ci fa un maiale in un corridoio con piastrelle bianche e tornelli in acciaio? Anche per questo motivo quindi ho deciso di prediligere l’alimentazione vegetale in modo da dare il mio contributo per limitare la sofferenza e lo sfruttamento degli animali.
Nei prossimi post cercherò di sviscerare meglio questi tre aspetti e chissà che anche a qualcuno di voi non si accendo una lampadina! (a basso consumo eh!!!) 🙂