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Il mio digiuno

Mi rifaccio viva sul blog con un post un po’ atipico, perché non parlo di cibo, ma di “non cibo”. Quando ho detto che questo fine settimana avrei fatto tre giorni di digiuno, qualcuno mi ha guardato sgranando gli occhi. Un ragazzo mi ha chiesto: perché? Il mio perché è molto semplice: volevo vedere se ero in grado di farlo. Posso dire di avercela fatta per due giorni e mezzo, perché stasera mi concederò un passato di verdure :P. Un’altra cosa che voglio dire, è che se non fosse stato per la sciatalgia che mi attanaglia da tre settimane, sarei stata benissimo. Sembrerà strano, ma non ho sentito fame e non ho avuto disturbi, a parte un leggero senso di mal di testa il secondo giorno che però è passato nel giro di mezz’ora dopo aver bevuto dell’acqua. Insomma, è andata bene e credo che ripeterò l’esperienza a primavera.
faccia-da-digiuno

Sono un’amante del cibo e pensare di privarmene è sempre stato un tabù per me, ma da qualche anno, proprio per superare questa forma di “dipendenza” ho iniziato ad informarmi sui vantaggi del digiuno. Tre anni fa, ho incontrato il libro del Dr. Mosley “La dieta fast” ed il documentario da cui è nato questo testo .
Ho provato a seguire le indicazioni di questo stile alimentare e devo dire che mi sono trovata molto bene con i minidigiuni intermittenti. Significa scegliere due giorni a settimana non consecutivi in cui si mangiano alimenti per massimo 500 Kcal, mentre gli altri 5 giorni si mangia normalmente (senza abbuffarsi eh!). Se si mangiano solo verdure e frutta è facile saziarsi senza superare questo limite. Quali sono gli scopi di questo regime alimentare? L’esperimento era partito per abbassare valori del sangue pericolosi per la salute, ma alla fine dell’esperimento, durato qualche mese, oltre all’osservazione di valori ematici migliori di prima, il Dott. Mosley era dimagrito diversi kg. Questo è l’aspetto che ha attirato la mia attenzione 😀 Quindi salute e perdita di peso, non male!
Dopo questo libro sono incappata in un altro: “La dieta della longevità” del Dott. Longo esperto nel campo dell’antinvecchiamento (e compiendo 40 anni quest’anno devo iniziare ad occuparmi anche di questo :P). Il Dott. Longo era presente anche nel documentario di Mosley, quindi senza entrare nel dettaglio del suo metodo, diciamo che le conclusioni sono simili, aggiungendo anche la longevità.

L’idea di fare un digiuno un po’ più lungo e completo (solo acqua) però mi frullava in testa da tempo. In fin dei conti in tutte le tradizioni esistono periodi in cui si facevano dei digiuni, e non solo per motivi religiosi, ma anche perché la saggezza popolare sapeva che il corpo, ogni tanto, ha bisogno di riposo, di autorigenerarsi, autoguarirsi. Avevo letto (ed avevo in piccola misura provato su di me nei digiuni di un giorno) del potere del digiuno anche sulla mente, una maggiore chiarezza, creatività e perfino felicità, se non euforia, più capacità di concentrazione. Restava però la resistenza, atavica per quanto ho capito, a privarmi del cibo. Se ci pensiamo, cosa ci può accadere se per un giorno non mangiamo? Non ci succede nulla di male, ma la nostra mente agisce subito come se non dovessimo mangiare mai più. Quindi secondo me il digiuno, se fatto in modo corretto, oltre ad essere benefico per il corpo, è anche un metodo di autoeducazione, di controllo dei propri impulsi, di presa di coscienza che niente dura per sempre (nel bene e nel male).
ortoPer realizzare questa “impresa” mi sono preparata qualche giorno prima mangiando solo verdure e frutta e mi sono fatta aiutare dalla mia carissima amica Antonella di Acquasanta. Sono stata da lei durante il weekend ed insieme abbiamo digiunato (abbiamo contagiato anche due ragazze giapponesi che sono qui come Woofer, che hanno deciso di fare un giorno di digiuno). Oltre a non mangiare, ci siamo anche liberate di un po’ si spazzatura mentale, raccontandoci e condividendo i nostri punti di vista sulla vita: come la vediamo, come vorremmo che fosse, cosa sogniamo per noi. Antonella è una grande persona che vive in un luogo incantato (Acquasanta) dove pratica l’agricoltura naturale e uno stile di vita che rispetti l’essere umano, la Natura e tutti gli esseri viventi, con una spiritualità che abbraccia dalla pietra alla persona. Mi sono affidata a lei per fare questo digiuno perché ha avuto un’esperienza di digiuno terapeutico che ha svolto circa un anno fa insieme a Daniele Bricchi, un igienista esperto che da molti anni aiuta in questo percorso. Sono esperienze molto intense e profonde, ma che possono produrre grandi benefici per la persona, soprattutto per chi si è in disarmonia.
fioreNon ho scritto questo post per consigliare di fare digiuni. Credo sia una cosa molto personale, molto intima e che ci collega in qualche modo alle nostre origini, non quelle della famiglia o della cultura, ma le radici della nostra esistenza.

“C’è una dolcezza nascosta
in uno stomaco vuoto.
Noi siamo liuti, niente di più, niente di meno.
Se la cassa di risonanza
è piena di qualunque cosa, niente musica.
Se il cervello e la pancia sono purificati
dall’ardere del digiuno, ogni momento
una nuova canzone sale da questo fuoco.
La nebbia si dirada, e una nuova energia
ti fa salire di corsa
i gradini di fronte a te”.
Rumi
tramonto

Ancora sul “Social Eating”

Il Social Eating è un trend che si sta diffondendo anche in Italia e che rientra nel fenomeno più ampio della Sharing Economy.
sharing economyA parte il fatto, del tutto personale, che a me la parola SHARE (condividere) piace un sacco, perché implica dentro di sé un movimento circolare (io do a te che dai a me che restituisco a te che prendi da me ecc…) e non unidirezionale (io ti do, te prendi…e zitto!), credo che in un periodo di crisi del sistema economico così come è stato pensato nel secolo scorso, sia necessario rivedere e reinventare modi di fare economia. ECONOMIA intesa in senso etimologico: οἴκος (oikos), “casa” e νόμος (nomos), “norma“.  Quindi letteralmente “gestione della casa” o, se la vogliamo guardare in senso più ampio, della collettività. Se invece pensiamo a quello che ci hanno insegnato direttamente o indirettamente sull’economia, almeno a me viene in mente per prima la parola “PROFITTO” che deriva dal latino “proficere” che significa “avanzare”, “andare avanti” e per seconda la parola “LAVORO” che viene sempre dal latino “labor” che vuol dire “fatica” (tutta vita eh!?!). Quindi l’economia per come me l’hanno fatta vedere è un andare avanti con fatica! Sigh!
sharing-economy-hplead-bPurtroppo con le scienze economiche non sono mai andata molto d’accordo quindi forse è per questo che spero in una “riforma” (dal basso) dell’economia. La Sharing Economy potrebbe essere una risposta, almeno per una fetta della popolazione mondiale, sia alle necessità strette di singole persone e famiglie, che per il benessere del pianeta, visto che si propone di “promuovere forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà” (articolo pubblicato su www.laretechelavora.com).
Per quanto riguarda il tema che interessa me più direttamente,  il Social Eating, si sta affermando come modo non solo di consumare pasti, ma anche di incontrare persone con gusti, sensibilità ed interessi simili. Anche se ancora non esiste una norma specifica su questo tipo di attività, il “legislatore” (parola che fa paura), insieme a società presenti in questo mercato (per esempio il sito www.gnammo.com) fornisce qualche indicazione visto che l’attività si configura come “prestazione occasionale di servizio tra privati”.
Se vi interessa sapere un po’ sui numeri del fenomeno vi rimando ad un articolo di Repubblica.it in cui sono riportati un po’ di dati per Regione.
Speriamo quindi che questo percorso vada avanti in modo lineare, senza che l’italico mostro burocratico si mangi, oltre alle passioni dei cucinieri, anche tutte le loro buone intenzioni.

Showcooking e altre avventure a tavola…

E’ arrivato l’autunno e con il cambio di stagione arrivano anche nuove idee. Questa volta ho organizzato un corso-degustazione in cui oltre a cucinare piatti completamente vegetali, spiegherò come preparare un menù #tuttovegetale che potrete riproporre a casa visto che vi lascerò le dispense con le ricette di ciò che assaggeremo.
Molte persone ancora pensano che se non c’è la carne (o il pesce) in tavola, il pasto non sia completo, ma vi assicuro che non è così. Ci possiamo sentire completamente soddisfatti, in pace con il mondo e assumere tutti i nutrienti anche (anzi, direi SOPRATTUTTO) con un menù che esclude cibi di origine animale.

Locandina web 23 10 2015

Chi ci ospiterà il 23 ottobre sarà Casaristobar, un laboratorio e cucina didattica ma non solo…la definirei una fucina di sogni e rifugio di sognatori. Grazie!
tavolo casaristobar
Per ulteriori informazioni contattatemi via Facebook o tramite i riferimenti sul volantino :)

Cosa è una “food forest”?

Ne ho sentito parlare per la prima volta durante un corso di permacultura ma non ho mai approfondito molto l’argomento. I primi di novembre ci sarà presso la Fattoria Lara un corso dedicato a questo tipo di “coltivazione” (se così la possiamo chiamare) e mi piacerebbe partecipare.
Food forest locandina
Quello che so sulla food forest è che è un sistema che cerca di replicare le dinamiche e lo sviluppo della foresta, mettendo in pratica così uno dei principi della permacultura secondo cui le nostre azioni sono tanto più efficaci quanto imitano i processi naturali.
Nella food forest, o foresta giardino se preferite l’italiano, troveremo allora una grande varietà di piante che comprendono alberi da frutto, ma anche cespugli che producono bacche, commestibile sia per gli uomini ma anche per gli animali, fiori ed erbe eduli. Il modo in cui viene strutturata è a livelli, in cui le numerose piante occupano strati diversi, proprio come avviene in un bosco.
Tra le varietà di piante troveremo alberi d’alto fusto (ad esempio noci, mandorli, ciliegi…), arbusti (come i noccioli), erbacee perenni commestibili ed officinali, piante striscianti e tappezzanti, che riducono l’evaporazione dell’acqua e l’erosione, e ancora piante di cui si utilizzano le radici (topinambur, patata, aglio) e piante rampicanti (soprattutto viti, ma anche kiwi, fagioli rampicanti).

Per chi fosse interessato ad approfondire un po’ c’è un bell’articolo sull’argomento scritto Elena Parmiggiani, bravissima esperta di permacultura, altrimenti iscrivetevi anche voi al corso che si terrà alla Fattoria Lara a Castiglione del Lago e che verrà condotto da Stefano Soldati dell’associazione La Boa di cui vi posto un breve video su permacultura e food forest.

Veganfest 2015

Lunedì 14 sono stata al Veganfest all’interno del Sana a Bologna. La prima volta ci ero stata l’anno scorso ed è iniziata proprio lì la mia avventura con la cucina vegetale. Fino ad allora, pur avendo avuto una certa esperienza con il vegetarianesimo, non avevo preso troppo in considerazione la possibilità di utilizzare solo ingredienti vegetali. Invece durante la mia visita al Sana 2014 ho avuto la possibilità di essere informata più correttamente su ciò che comporta l’allevamento di animali per la produzione di uova e latticini e questo mi ha dato molto da riflettere. Devo dire che è stato il modo ironico ed artistico con cui sono entrata in contatto con il problema (ebbi il piacere di vedere i primi teaser di “Vegan Chronicles” e la presentazione dello spettacolo “The Animal Machine” del duo EINAUGEN) che mi ha fatto decidere di non cucinare più alimenti di origine animale e di dedicarmi alla cucina vegetale.
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Quest’anno sono tornata a Bologna e il festival non mi ha deluso. Peccato che la mia sia stata una visita velocissima, ma sufficiente per prendere contatti con persone fantastiche (grazie Renata Balducci!), assaggiare delizie 100% vegetali (come per esempio il gelato all’olio di oliva, i formaggi alla mandorla e la spirulina pura, e acquistare due libri: “Cibo per la pace” di Will Tuttle e “Le ricette di VeganBlog.it” curato da Renata Balducci. Proprio acquistando questo libro (che consiglio a tutti per idee e spunti per cucinare piatti tutti vegetali) ho scoperto con mia grande sorpresa, emozione ed onore, che una ricetta che avevo pubblicato su Veganblog.it era stata scelta e quindi pubblicata sul libro. Ne sono stata davvero felice!
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Dopo la presentazione di questo libro, ospite del palco del Veganfest è stata Melanie Joy, autrice del libro “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche” . Quello che descrive la dott.ssa Joy nel suo libro sono i meccanismi che rendono accettabile, per la maggior parte delle persone, il consumo di carne. Lei chiama “carnista” quella cultura che giustifica l’uccisione degli animali nonostante questa pratica non sia necessaria per la nostra alimentazione (in tal caso dovremmo essere carnivori, condizione biologica propria di determinate specie, ma non della nostra). Ha presentato le strategie con cui impariamo ad accettare le atrocità commesse dentro i macelli. Atrocità che poi non sono solo verso gli animali, ma anche nei confronti del pianeta (ricordiamo che l’allevamento dopo l’industria è la seconda causa di inquinamento ed emissioni di gas serra – vedi rapporto FAO “Livestock’s long shadow”), delle persone che lavorano negli allevamenti (molte di loro soffrono di stress post traumatico) e della nostra salute (basti pensare agli additivi che vengono aggiunti negli alimenti conservati a base di carne o agli antibiotici che sono somministrati agli animali per non farli ammalare).
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Secondo l’autrice scardinare l’abitudine di cibarsi di carne, non sarà però repentino e non può essere deciso “a tavolino”, ma avverrà passo dopo passo, passando inizialmente attraverso una forte riduzione del consumo per arrivare, idealmente, ad eliminare completamente i cibi animali dai nostri piatti.
Se volete approfondire quello che ha raccontato la dott.ssa Melany Joy, vi consiglio di vedere il video che posto di seguito, in cui viene spiegata in modo sintetico ma molto chiaro la teoria del “carnismo”. Buona visione :)

Alla radice del concerto


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Nelle ultime tre settimane ho scritto poco sul blog perché sono stata molto occupata nell’organizzazione e preparazione di due piccoli eventi che si sono svolti il 23 e il 30 giugno.
Si è trattato di due concerti-cena in cui io e Simone (Baldini Tosi) abbiamo dato libero sfogo alla nostra creatività: lui cantando le sue canzoni e scegliendo una tipologia di ambientazione particolare (prato, plaid e ascolto della musica sotto le stelle) e io sbizzarrendomi con alcune ricette #tuttevegetali.
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Il risultato è stato, per noi, un successo, perché ci siamo divertiti, abbiamo condiviso le nostre passioni con amici vecchi e nuovi e ci siamo confrontati con noi stessi e con ciò che ci piace fare.
Un’altra soddisfazione è venuta anche dal fatto che Promiseland, una nota newsletter vegan, ha diffuso la notizia di uno dei due eventi: per me è stato emozionante vedermi tra le “notizie”! Questo il link in cui potete leggere quello che è stato scritto in merito:
http://www.promiseland.it/2015/06/18/arezzo-cena-musicale-vegan/. Per questo articolo ringrazio Francesca Leolini che mi ha messo in contatto con Veganok Network :)
23 giugno 7Ringrazio tantissimo chi ha creduto in noi, non solo le persone che hanno partecipato a queste serate, ma anche chi ci ha ospitato letteralmente a casa loro: Simona del Canto del Maggio http://www.cantodelmaggio.com e Serena e Diego del Poggio.

Speriamo che ci sarà in futuro la possibilità di ripetere delle esperienze simili e l’opportunità di condividere un modo nuovo e un po’ diverso di trascorrere una serata per conoscere nuove persone, nuove canzoni, nuovi modi di mangiare.
Se siete curiosi potete guardare questo video per farvi un po’ un’idea https://youtu.be/P0d2Ej4YcCc e potete guardare le foto che gentilmente le persone che hanno partecipato hanno scattato e condiviso con noi.
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L’orto sinergico

Descrivere in una pagina cosa sia e come si faccia un orto sinergico non è possibile. Mi limiterò quindi a dire quali sono i principi che stanno alla base di questo tipo di coltivazione, quali sono i vantaggi di un orto sinergico rispetto ad uno tradizionale e condividerò la mia piccola esperienza di “neo ortista sinergica”. Dico intanto che la prima volta che ho sentito parlare di orti sinergici è stato direttamente dalla bocca di Antonio De Falco, esperto italiano di questo tipo di orticoltura e persona di grande sensibilità come potrete vedere dal video che vi consiglio di guardare per farvi un’idea.
https://www.youtube.com/watch?v=wEdTdzt7Zws

Innanzi tutto diciamo che l’agricoltura sinergica è stata descritta e diffusa da una donna spagnola (e qui noi donne gongoliamo) che ha messo in pratica nel suo territorio le intuizioni dell’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka, autore del celebre libro “La rivoluzione del filo di paglia”.
Il principio di base su cui si fonda l’agricoltura sinergica è quello dell’autofertilità del suolo. Praticamente mentre la terra dà alle piante il nutrimento necessario alla loro crescita, le piante restituiscono, attraverso i loro essudati radicali, residui organici che daranno origine a nuovo humus fertile. A questo si aggiunge l’attività di microrganismi, funghi, lombrichi che sono abitanti indispensabili del suolo in buona salute (sul suolo vi raccomando di leggere il libro “Il suolo – Un patrimonio da salvare”, riferimenti in calce). Ciò significa che la terra, se lasciata fare, è un sistema che si autogestisce e completamente sostenibile e che non ha bisogno di “aggiunte”. La questione nasce quando noi vogliamo che un determinato pezzo di terra produca certe piante. In questo caso il rischio è che la nostra attività metta a repentaglio l’equilibrio naturale del suolo, portandoci, per ottenere i prodotti voluti, ad utilizzare fertilizzanti (più o meno naturali), faticare a suon di zappa e vanga, e combattere contro afidi, lumache e funghi.
L’idea quindi è quella di agire rispettando l’equilibrio della terra, cercando di imitare i processi naturali (uno dei principi della permacultura) piuttosto che piegare la terra alle nostre esigenze.
I vantaggi che abbiamo se facciamo un orto sinergico non sono soltanto per la terra che verrà “stressata” e sfruttata in misura minore, ma anche per noi. Infatti dopo una prima lavorazione per ammorbidire il suolo (e qui De Falco consigliava di scusarsi con la Terra per il primo e ultimo rivoltamento), esso, grazie ai bancali rialzati e alla corretta gestione dell’avvicendamento delle piante, sarà sempre più soffice, aerato e fertile. Posso dire che ho avuto prova di questo in prima persona. Tre anni fa infatti avevo provato a fare un orto sinergico che però, per vari motivi ho abbandonato. Quest’anno ho voluto ripristinare il mio orto e pensavo che i miei bancali (che erano completamente coperti di erbe e piante spontanee) sarebbero stati dei mattoni su cui avrei dovuto faticare un sacco. Con mia sorpresa invece quando ho iniziato a ripulire l’orto, mi sono accorta che la terra era ancora soffice, che le erbe spontanee venivano via con facilità e che in poco tempo avrei riavuto il mio orto pronto per accogliere nuove piantine. Approfitto dell’occasione per ringraziare pubblicamente i miei amici Monica Casanova Morales che ha lavorato nella zona delle aromatiche e Andrea Focardi che mi ha aiutato e mi ha iniziato all’uso di un fantastico strumento, la forca.
Forca

A cosa ci riferiamo quando parliamo di sinergia nell’orto? Parliamo dei rapporti tra le piante. Le piante come le persone, stanno meglio con qualcuno piuttosto che con qualcun altro. Il pomodoro allora sta volentieri con il basilico (non solo nel piatto, ma anche nell’orto) e aglio e cipolle aiutano un po’ tutti. Come nelle famiglie umane, anche tra le famiglie vegetali ci sono tensioni e quindi si cerca di non mettere troppo vicine piante della stessa famiglia (per esempio pomodori e patate o peperoni). Anche i tempi sono importanti: visto che non tutte le piante hanno la stessa velocità di crescita, meglio mettere nell’orto piante a crescita lenta come pomodori, cavoli o fagioli, con altre colture a crescita veloce, come le lattughe, spinaci o ravanelli (di cui volendo si possono mangiare anche le foglie per farci un pesto, cosa per alcuni sconosciuta). Inoltre le erbe aromatiche hanno la funzione di insetticidi naturali: non solo il sopracitato basilico, ma anche il timo, l’origano o il rosmarino allontanano gli insetti “cattivi” e attirano quelli “buoni”. Sempre per invitare ospiti graditi nell’orto, saranno presenti dei fiori: tagete, nasturzio, calendula, tarassaco, fiordaliso, che oltre ad assolvere un’importante funzione, renderanno il nostro orto più bello.
L’idea quindi è quella di avere un ambiente vario, ricco, comunicativo, un po’ disordinato forse ma allegro. Io intanto inizio con il mio piccolo orto, che per adesso è un esperimento ma che, appena capito come funziona, si amplierà per regalarci ciò di cui abbiamo bisogno. Pubblico le foto che ho fatto appena lo abbiamo rimesso in sesto. Spero di poter condividere presto anche le immagini delle piante cresciute e dei frutti che raccoglieremo.
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Link del libro sul suolo: bellissimo, utilissimo. Un libro che parla di un argomento di cui credete di sapere qualcosa ma di cui invece non sapete nulla.
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-suolo-un-patrimonio-da-salvare.php

Video intervista di Masanobu Fukuoka “Non far niente è il miglior metodo agricolo” che farà sobbalzare sulla sedia tutti gli omini che fanno l’orto.
https://www.youtube.com/watch?v=-5i6vXsBXKI

Acquasanta e Quasiliberi

Ci sono incontri che ci cambiano la vita e ce la rendono migliore. L’incontro con Antonella di Acquasanta è uno di questi. L’ho conosciuta nel 2006, anno in cui ho iniziato ad interessarmi alla natura, all’agricoltura naturale, a stili di vita e di consumo più rispettosi non solo per l’ambiente ma anche per le persone.
Il primo corso di Permacultura l’ho fatto proprio a casa sua, io che non sapevo niente di niente ma che avevo voglia di capire se fosse possibile anche per me vivere in modo meno pesante per questa Terra.
Ancora adesso non ricordo quando e perché mi è venuta voglia di interessarmi al mondo “alternativo” o, come impropriamente direbbero alcuni, dei “frikkettoni”.  Davvero non lo ricordo. So che è iniziato tutto con una mia fuga in solitaria ad uno dei primi RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici) sponsorizzati dalla rivista AAM Terranuova. Sono andata in tenda, io che non avevo mai montato una tenda da sola (quando andavo in campeggio con la mia amica Selvaggia la tenda era praticamente già montata o ci facevamo aiutare da baldi giovani molto più esperti di noi :).
Durante il RIVE, in cui ebbi il piacere di conoscere Antonio De Falco (su di lui dirò in un altro post), seppi di questo corso di permacultura in Umbria, ad Acquasanta, che si trova vicino a Città della Pieve.

Pane lievitato
Lì non ci andai da sola ma con mia madre. Io e lei a dormire in tenda con il materassino che si sgonfiava ogni notte. Noi due alle prese per la prima volta con la compost toilet all’aperto (anche su questo un post sarà necessario).  Un corso in cui oltre alle nozioni e alla pratica sul campo, c’era sempre spazio per giochi, abbracci, momenti di 5-5 con sconosciuti (non sapete cosa è il 5-5? 5 minuti parli tu, 5 minuti parla l’altro. Uno parla soltanto, uno ascolta soltanto!). Esperienza bellissima che mi ha aperto un mondo e mi ha fatto scoprire delle pratiche che anche se non ho immediatamente messo in atto (posso dire di condurre una vita non così alternativa) si sono interiorizzate dentro di me.
Ho fatto poi altri corsi e ho incontrato altre persone che si occupano di permacultura ed agricoltura naturale e con molte di loro sono ancora in contatto. Mi dà una gioia grandissima vedere quando i loro progetti si realizzano e li immagino a godere di panorami mozzafiato,  lavoro duro ma soddisfacente e cene fatte con i frutti della terra di cui hanno cura seguite dagli immancabili concertino con chitarre e strumenti a percussione improvvisati.
Antonella però è la persona con cui non solo ho mantenuto i contatti, ma con la quale ho instaurato un’amicizia speciale.  Per me è una guru, una persona che sa darti la risposta giusta al momento giusto, che sa farti godere delle cose più semplici, anche quando stai affrontando un momento di sofferenza, che rende reale ciò che si vede e ciò che non si vede. Insomma, una persona che sa apprezzare la vita e che con il suo esempio riesce ad ispirare anche gli altri (non sono la sola fan di Antonella, ce ne sono molti in giro!!!).
Sono contenta allora di poter condividere questo video che abbiamo girato l’ultima volta che siamo stati a trovarla. Spero che anche voi cogliate la magia di questo posto e l’energia che scaturisce dal tornare alla terra.

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Video girato presso l’Azienda Agricola Acquasanta – Città della Pieve.
http://agricolaacquasanta.weebly.com

Girato e montato da Simone Baldini Tosi
https://www.youtube.com/user/BaldiniT…

“MercoledìVeg”: un semplice passo

Girando sui  siti che trattano l’argomento di abitudini alimentari più salutari e rispettose della vita, l’iniziativa proposta sul sito www.cambiamenu.it è una di quelle che mi piace di più. Il motivo per cui trovo “MercoledìVeg” geniale è che viene suggerita un’azione alla portata di tutti, realistica e realizzabile da chiunque. Che cosa è MercoledìVeg? Riporto testualmente le parole che potete trovare nel sito:

È il giorno della settimana in cui pensiamo al Pianeta, alla nostra salute e agli animali. Lo facciamo partendo dalla tavola, perché le nostre scelte a tavola hanno un peso sul futuro e anche sul presente“.

Tutti noi possiamo dedicare un giorno alla settimana a questi importanti obiettivi: tutela dell’ambiente e riduzione dei consumi, salute del nostro corpo (e anche della nostra mente, direi) e rispetto per la vita degli animali. Sarebbe anche un’occasione per scoprire nuovi piatti e ricette come quelle che condivido in questo blog, per esempio :P.
Credo che invitare le persone a diminuire il consumo di carne e prodotti animali, sia sicuramente più semplice, al momento, rispetto a convincerle ad eliminarla totalmente dalla loro alimentazione. Inoltre possiamo vedere la cosa anche così: un’ azione anche se piccola, se svolta da tutti potrebbe avere un impatto molto significativo.

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Sono sempre più diffusi gli studi che dimostrano che mangiare cibi animali tutti i giorni non fa bene. Sono sempre più numerosi i medici che invitano i loro pazienti (purtroppo spesso solo quando soffrono già a causa di qualche patologia) ad eliminare alcuni alimenti o comunque a ridurre il consumo di proteine animali. Sono sempre più abbordabili e reperibili sia nei negozi specializzati che nella grande distribuzione, alimenti certificati 100% vegetale. Sono ogni giorno più numerosi i blog, come il mio, che condividono ricette ed esperimenti culinari dimostrando che mangiare vegetale non significa accontentarsi di un’insalatina.
Quindi perché non provare a fare questa esperienza?
Se pensate che fare il MercoledìVeg non cambi un gran ché, vi consiglio di guardare il documentario “Meat the Truth” (il video lo trovate in fondo all’articolo), che è uno dei miei preferiti sul tema alimentazione vegetale. In particolare, se non avete un’ora di tempo per guardarlo tutto, vi suggerisco di guardare almeno tre minuti verso la fine (da 59:50 a 1:02:51) in cui vengono forniti dati concreti su quanto si può contribuire in termini di riduzione dell’effetto serra e dell’inquinamento, eliminando uno o più giorni le proteine animali.
Sempre nello stesso documentario se volete c’è anche un bel video sempre sull’eliminazione per un giorno della carne. Lo trovate tra il minuto 56:45 e il minuto 59:20.

Incontri spontanei

Il primo incontro tra le mie papille gustative e le erbe spontanee è avvenuto quando ero alla scuola materna: si parla quindi di oltre 30 anni fa! I ricordi di cui ho ancora chiara memoria vedono protagonista me ed i gambi di acetosella (Oxalis acetosella), quelli della varietà con i fiori rosa. Una pianta che alcuni coltivano nelle aiuole dei giardini, ma che si può trovare anche in libertà, ai bordi dei fossati o delle stradine bianche di campagna. Io li chiamavo i “frizzini” perché mettendo in bocca il gambo e schiacciandolo delicatamente con i denti, usciva un liquido limonoso che ricorda le caramelle a forma di spicchio di agrumi che contenevano (credo) roba tipo seltz, quindi anche loro “frizzine”!
Verso i sei o sette anni sono incappata nei raperonzoli (Campanula rapunculus). Anche di questo faccia a faccia, ho il ricordo nitido di un giorno in cui con mamma e l’Adriana (una nonna che ancora oggi allieta le mie serate quando mi sento un po’ sola ed abbattuta) siamo andate a fare una girata a cercare le “erbucce”. Quelle piccole radichette bianche insieme alle altre erbe di campo diventavano i premi di una gustosa caccia al tesoro tra una foglia e l’altra.
Incontri più selvatici e bucolici poi li devo a mio padre, che a volte nei giorni di maggio tornava a casa con dei mazzi di fiori di acacia (Robinia pseudoacacia). Questi fiori venivano fritti dopo essere stati impastellati come si fa con quelli di zucca, i quali però erano considerati troppo sofisticati per boccucce selvagge come le nostre. Al termine dell’immersione nell’olio bollente poi arrivava la fatidica domanda: “Dolci o salati?”. Sì, perché i fiori di acacia fritta possono servire sia da contorno che da dolce, praticamente fanno da soli un menu completo! Ah, mio padre raccoglieva ai giardini pubblici anche la “porcacchia” (Portulaca oleracea) e ci faceva una frittatina niente male.
Con la mia bisnonna invece ricordo che durante una delle vacanze estive in cui trascorrevo qualche settimana a San Cesareo con i parenti romani, andavamo per puntarelle selvatiche lungo la vigna. Che buone! E che meraviglia quando si arrotolavano magicamente in graziose spirali nell’acqua ghiacciata!
Successivamente c’è stata la pausa adolescenziale (e post adolescenziali), in cui natura, terra, piante e animali ecc vennero messi in secondo piano rispetto a cinema, trucco, moda e poi discoteche, locali, concerti, innamoramenti ecc. Questo periodo ha coinciso però anche con le mie sperimentazioni culinarie e con la scoperta del supermercato (la Coop, unico nel mio paese) che proponeva prodotti più o meno conosciuti da me. Quando ero bambina infatti la spesa si faceva al negozio, in cui “si segnava” e si pagava a fine mese.
La ripresa dei miei rapporti con le erbe spontanee è avvenuta poi nel 2007 quando ho frequentato il primo corso di permacultura con Saviana, un’esperta del cibo selvatico. L’impatto è stato folgorante e pungente, soprattutto perché la storia è ripartita con l’ortica (Urtica dioica). Sapevo che esistevano ripieni per la pasta fresca con l’ortica, ma non so perché non avevo mai connesso l’idea di quella ortica dentro i ravioli negli scaffali dell’Ipercoop (nel frattempo la Coop si era allargata) con l’ortica che da bambina mi aveva spesso fatto soffrire pungendomi le gambe.
Pesto all’ortica: foglie di ortica, olio extravergine di oliva, mandorle pelate, sale. Questa fu forse la prima cosa che ho personalmente cucinato con un’erba selvatica.
Da questo ri-incontro poi piano piano si è aperto un mondo e la sfida diventava scoprire quale delle migliaia di erbe che ci circondano erano commestibili. E più sembrava assurdo che una pianta si potesse mangiare (come quando seppi che si potevano mangiare le foglie tenere del tiglio (Tilia) o la cosiddetta “vetriola” (Parietaria officinalis L.), più mi attiravano.
A Michela (un’altra conoscenza permaculturale) devo invece l’incontro con il “silene” (Silene vulgaris) con il quale abbiamo fatto una bella spadellata piccantina cucinata sulle rocket stove sotto il cielo stellato.
Infine, la mia ultima “maestra” in tema di erbe spontanee è stata Deva, una donna tedesca che ho conosciuto per caso a Firenze. Grazie a lei ho scoperto che una pianta che fino ad allora avevo chiamato erbaccia malefica (perdono!) e che infesta il mio pezzetto di terra è invece commestibile. Il suo nome è Conytza canadensis. Si chiama così perché è una pianta fuggitiva dal Canada, e mi è stata subito simpatica perché anche a me a volte piacerebbe fuggire. Quando ho saputo che avrei potuto utilizzarla nelle mie ricette mi sono quasi commossa, non l’avrei mai detto!
Spero che il mio incontro con le erbe di campo e di bosco continui e so che ancora molto ho da scoprire da loro e molto ancora hanno da donarmi. Credo che l’amore per le erbe spontanee e l’entusiasmo che ne deriva quando riusciamo ad impiegarle in cucina non dipenda tanto dal sapore e dal piacere gustativo che ci danno, quanto dal senso di gratuità e di dono da parte della Natura, che ci porta per qualche istante a sentirci davvero parte di un Tutto. Gratuità è un termine che purtroppo nella logica della società del profitto ha quasi un significato negativo perché ciò che non ha un prezzo non ha valore, mentre invece a me piace di più pensare al significato etimologico per cui gratuito è tutto ciò che viene fatto per grazia.

Social eating

Ogni tanto nasce una nuova tendenza. Negli ultimi tempi si sente parlare di Social eating e a me piace molto perché riguarda la mia passione, la cucina. Praticamente si tratta di ospitare persone in casa propria (o andare a mangiare da altri se si è “clienti”) per cena. Quindi tutto ciò avviene in una Home restaurant (altro inglesismo).

Social Eating
Social Eating

La possibilità di mangiare davvero bene è alta perché credo che chi si cimenta in questa cosa voglia sfoggiare i piatti che gli riescono meglio. L’idea del social eating mi piace quindi perché in modo semplice e senza troppe complicazioni si possono condividere le proprie abilità e il proprio amore per il cibo con nuove persone. Infatti un aspetto molto importante e che per me costituisce il valore aggiunto rispetto ad una normale cena fuori, è che ci si può trovare allo stesso tavolo con persone nuove, a casa di persone nuove. Tutte storie da ascoltare e raccontare. Sguardi nuovi sulla vita e nuovi modi di entrare in contatto con gli altri.
Come funziona praticamente però? Innanzi tutto bisogna iscriversi, ad un sito che permette di mettere in contatto “cuochi” con “mangiatori”. In Italia il più grande è Gnammo.com a cui anche io mi sono iscritta. A quel punto se si vuole ospitare si deve creare un evento, pubblicare un menu e delle foto, descrivere un po’ come si svolgerà la serata. Se invece si vuole andare solo a sgranare basta fare una ricerca per zona (esempio Arezzo o Firenze) e vedere chi è che organizza qualcosa. Se il menu ci piace, è fatta: si prenota, si paga con Paypal e si va a mangiare a casa di qualcuno. Facile no?
Qui copio il link al mio primo evento, una cena a casa in cui ovviamente mangeremo #tuttovegetale…chissà che non incontri qualcuno di voi :)

http://gnammo.com/events/2823/vegetale-e-gustoso-ci-credi