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VELLUTATA DI CAVOLO NAVONE CON BOCCONCINI DI POLENTA TARAGNA

Pare che finalmente l’autunno stia arrivando e con esso ingredienti che amo particolarmente cavoli, rape e zucche. Inoltre il freddino della sera ci fa venire voglia di coccolarci con una bella minestra calda, o una vellutata confortante. Qui vi propongo la vellutata di cavolo navone (si può fare anche con un’altra rapa)  arricchita con dei bocconcini di polenta taragna. L’unione della morbidezza della vellutata e della ruvidità della polenta rappresenta bene quel contrasto tra il freddo fuori dalla finestra e il calduccio accanto alla stufa.

INGREDIENTI (5 persone)
Per la polenta:
1 bicchiere di polenta taragna
due bicchieri di acqua
un pizzico di sale marino integrale.
Per la vellutata:
700 gr di cavolo navone pulito
2 patate medie
1 cipolla dorata
olio extra vergine di oliva
sale marino integrale
sesamo nero tostato.

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo la polenta seguendo le indicazioni riportate nella confezione. La possiamo preparare anche il giorno prima se abbiamo bisogno di avvantaggiarci. Quando è cotta, la mettiamo in un recipiente rettangolare e la mettiamo a solidificare.
Per la vellutata tagliamo la cipolla a fettine e mettiamola a soffriggere con poco olio e un pizzico di sale. Quando è appassita, uniamo il cavolo e le patate tagliate a dadini. Facciamo cuocere un po’ fino a quando inizia a sfrigolare, e a quel punto aggiungiamo acqua calda fino a coprire completamente le verdure. Lasciamo cuocere fino a quando il cavolo è diventato morbido. A quel punto frulliamo il tutto con il minipimer. Se la crema viene troppo densa possiamo aggiungere altra acqua e aggiustiamo di sale.
Tagliamo la polenta a dadini, saliamola e ungiamola leggermente con dell’olio e mettiamo su una teglietta per 5 minuti in forno caldo. Al momento di servire, mettiamo la vellutata in una fondina, al centro dei dadini di polenta e cospargiamo con semi di sesamo tostati. Decoriamo con un fiorellino o con un rametto aromatico.

Il mio digiuno

Mi rifaccio viva sul blog con un post un po’ atipico, perché non parlo di cibo, ma di “non cibo”. Quando ho detto che questo fine settimana avrei fatto tre giorni di digiuno, qualcuno mi ha guardato sgranando gli occhi. Un ragazzo mi ha chiesto: perché? Il mio perché è molto semplice: volevo vedere se ero in grado di farlo. Posso dire di avercela fatta per due giorni e mezzo, perché stasera mi concederò un passato di verdure :P. Un’altra cosa che voglio dire, è che se non fosse stato per la sciatalgia che mi attanaglia da tre settimane, sarei stata benissimo. Sembrerà strano, ma non ho sentito fame e non ho avuto disturbi, a parte un leggero senso di mal di testa il secondo giorno che però è passato nel giro di mezz’ora dopo aver bevuto dell’acqua. Insomma, è andata bene e credo che ripeterò l’esperienza a primavera.
faccia-da-digiuno

Sono un’amante del cibo e pensare di privarmene è sempre stato un tabù per me, ma da qualche anno, proprio per superare questa forma di “dipendenza” ho iniziato ad informarmi sui vantaggi del digiuno. Tre anni fa, ho incontrato il libro del Dr. Mosley “La dieta fast” ed il documentario da cui è nato questo testo .
Ho provato a seguire le indicazioni di questo stile alimentare e devo dire che mi sono trovata molto bene con i minidigiuni intermittenti. Significa scegliere due giorni a settimana non consecutivi in cui si mangiano alimenti per massimo 500 Kcal, mentre gli altri 5 giorni si mangia normalmente (senza abbuffarsi eh!). Se si mangiano solo verdure e frutta è facile saziarsi senza superare questo limite. Quali sono gli scopi di questo regime alimentare? L’esperimento era partito per abbassare valori del sangue pericolosi per la salute, ma alla fine dell’esperimento, durato qualche mese, oltre all’osservazione di valori ematici migliori di prima, il Dott. Mosley era dimagrito diversi kg. Questo è l’aspetto che ha attirato la mia attenzione 😀 Quindi salute e perdita di peso, non male!
Dopo questo libro sono incappata in un altro: “La dieta della longevità” del Dott. Longo esperto nel campo dell’antinvecchiamento (e compiendo 40 anni quest’anno devo iniziare ad occuparmi anche di questo :P). Il Dott. Longo era presente anche nel documentario di Mosley, quindi senza entrare nel dettaglio del suo metodo, diciamo che le conclusioni sono simili, aggiungendo anche la longevità.

L’idea di fare un digiuno un po’ più lungo e completo (solo acqua) però mi frullava in testa da tempo. In fin dei conti in tutte le tradizioni esistono periodi in cui si facevano dei digiuni, e non solo per motivi religiosi, ma anche perché la saggezza popolare sapeva che il corpo, ogni tanto, ha bisogno di riposo, di autorigenerarsi, autoguarirsi. Avevo letto (ed avevo in piccola misura provato su di me nei digiuni di un giorno) del potere del digiuno anche sulla mente, una maggiore chiarezza, creatività e perfino felicità, se non euforia, più capacità di concentrazione. Restava però la resistenza, atavica per quanto ho capito, a privarmi del cibo. Se ci pensiamo, cosa ci può accadere se per un giorno non mangiamo? Non ci succede nulla di male, ma la nostra mente agisce subito come se non dovessimo mangiare mai più. Quindi secondo me il digiuno, se fatto in modo corretto, oltre ad essere benefico per il corpo, è anche un metodo di autoeducazione, di controllo dei propri impulsi, di presa di coscienza che niente dura per sempre (nel bene e nel male).
ortoPer realizzare questa “impresa” mi sono preparata qualche giorno prima mangiando solo verdure e frutta e mi sono fatta aiutare dalla mia carissima amica Antonella di Acquasanta. Sono stata da lei durante il weekend ed insieme abbiamo digiunato (abbiamo contagiato anche due ragazze giapponesi che sono qui come Woofer, che hanno deciso di fare un giorno di digiuno). Oltre a non mangiare, ci siamo anche liberate di un po’ si spazzatura mentale, raccontandoci e condividendo i nostri punti di vista sulla vita: come la vediamo, come vorremmo che fosse, cosa sogniamo per noi. Antonella è una grande persona che vive in un luogo incantato (Acquasanta) dove pratica l’agricoltura naturale e uno stile di vita che rispetti l’essere umano, la Natura e tutti gli esseri viventi, con una spiritualità che abbraccia dalla pietra alla persona. Mi sono affidata a lei per fare questo digiuno perché ha avuto un’esperienza di digiuno terapeutico che ha svolto circa un anno fa insieme a Daniele Bricchi, un igienista esperto che da molti anni aiuta in questo percorso. Sono esperienze molto intense e profonde, ma che possono produrre grandi benefici per la persona, soprattutto per chi si è in disarmonia.
fioreNon ho scritto questo post per consigliare di fare digiuni. Credo sia una cosa molto personale, molto intima e che ci collega in qualche modo alle nostre origini, non quelle della famiglia o della cultura, ma le radici della nostra esistenza.

“C’è una dolcezza nascosta
in uno stomaco vuoto.
Noi siamo liuti, niente di più, niente di meno.
Se la cassa di risonanza
è piena di qualunque cosa, niente musica.
Se il cervello e la pancia sono purificati
dall’ardere del digiuno, ogni momento
una nuova canzone sale da questo fuoco.
La nebbia si dirada, e una nuova energia
ti fa salire di corsa
i gradini di fronte a te”.
Rumi
tramonto

Verdure fermentate 1 – Crauti e simili

Ciao a tutti,
dopo tanto rieccomi a scrivere sul blog. Sono appena tornata da un corso dal titolo “L’arte della fermentazione” tenuto da Sandor Ellix Katz, che può essere considerato il maggior esperto di cibi fermentati al mondo. E’ stata un’esperienza davvero bello, piena di informazioni e idee per sperimentare con verdura e frutta un sacco di preparazioni. Ho assaggiato una kombucha buonissima e altre bevande fermentate che nei mesi estivi che ci aspettano saranno davvero dissetanti e rinfrescanti.
Visto che le conoscenze vanno fatte girare, condivido con voi la ricetta di una preparazione molto semplice ma che a me piace molto, e cioè quella dei crauti. Non si tratta dei crauti che comprate nelle lattine o che trovate alle fiere ai banchini di hot dog e salsicce, che di vino non hanno più nulla, ma di cavoli (ed altre verdure, volendo) freschi messi a fermentare con del semplice sale (sempre marino integrale) per alcuni giorni. Il sapore è acidulo, croccante, fresco. Ottimi sia da spiluzzicare mentre si cucina, sia per arricchire le insalate, sia per accompagnare un secondo. In questa ricetta ci ho messo anche un po’ di carota per renderli un po’ più dolcini e della cipolla per dare un po’ di piaccante (poi a me la cipolla piace sempre!) Vediamo come si fanno!

Crauti e carote
INGREDIENTI:
– 1 cavolo cappuccio bio
– 2 carote grandi bio
– 1 cipolla rossa
– sale marino integrale (circa 2 cucchiai)

PROCEDIMENTO
Laviamo il cavolo e togliamo un paio di foglie esterne se fossero un po’ rovinate (non le buttiamo via). Laviamo anche le carote spazzolando bene la buccia. La buccia non la togliamo perché è proprio lì che si trovano i microrganismi che serviranno a trasformare le nostre verdure durante il processo di fermentazione. Sbucciamo la cipolla (quella va sbucciata invece!).
Tagliamo a listarelle sottilissime il cavolo, oppure usiamo la mandolina se l’abbiamo. Qui bisogna fare delle scelte: se vi piace il cavolo un po’ più croccante, tagliatelo leggermente più grosso (tipo 3 millimetri). Se tagliate il cavolo con la mandolina, verrà più simile ai crauti comprati, quindi più morbidi perché più tagliamo la verdura e maggiore sarà la superficie esposta al sale che fa fuoriuscire l’acqua di vegetazione. Mettiamo il cavolo tagliato in una grande ciotola.
Adesso tagliamo le carote. Anche in questo caso si più usare l’attrezzo per fare le carote julienne, oppure si possono tagliare in tralice finemente e poi di nuovo a bastoncini finissimi (circa 2 mm). Aggiungiamole al cavolo.
Infine “attacchiamo” la cipolla: la tagliamo prima a metà e poi a fettine sottili e mettiamo anche queste nella ciotola con il cavolo.
A questo punto prendiamo una manciata si sale fino marino integrale (saranno circa 2 cucchiai, non so, io faccio ad occhio) e mischiamo bene con le mani. Strizziamo anche un po’ le verdure. Vedremo che poco dopo l’inizio del nostro “massaggio” inizierà a formarsi dell’acqua, che è proprio l’acqua delle verdure che fuoriesce per azione del sale. Assaggiamo le verdure; devono essere belle salate, un po’ più di quello che useremmo per l’insalata (non mi dite che mangiate l’insalata senza sale!!!). Se vi sembra che manchi sale o che è uscita poca acqua aggiungete ancora un po’ di sale.
A questo punto prendiamo un bel barattolo di vetro, da almeno 1 litro-1 litro e mezzo e iniziate a metterci dentro le verdure. Premiamole bene in modo che occupino tutto lo spazio ed esca l’aria. Vedrete che pigiandole uscirà ancora più liquido. Quando il barattolo è pieno fino a 3-4 cm dal bordo, prendiamo una delle foglie che avevamo scartato, laviamola e scegliamo la parte migliore che useremo per coprire i crauti. Sopra questa foglia possiamo metterci un piccolo peso, come un sasso oppure un piccolo oggetto di plastica che, quando metterete il tappo del barattolo, prema sulle verdure. L’obiettivo è quello di far stare tutte le verdure sotto il livello del liquido. In questo modo non si formeranno muffe e la fermentazione procederà in modo ottimale.
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A questo punto arriva la parte difficile: aspettare. Dobbiamo aspettare 3 o 4 giorni tenendo il barattolo con i crauti fuori dal frigo. Ogni giorno li apriamo per vedere se sono sempre sotto il liquido e per far uscire l’anidride carbonica: vedrete che i primi giorni ci saranno un sacco di bollicine che escono.
Potete anche assaggiare la verdura e quando il gusto è di vostro gradimento, potete spostare il barattolo in frigo. La fermentazione rallenterà ma non si fermerà del tutto. Per quanto riguarda la mia esperienza, i crauti mi sono durati in frigo per 3 mesi (poi erano finiti, quindi non so se durano di più :P)
Questo tipo di preparazione si può fare con tutte le verdure croccanti (tutti i tipi di cavoli, sedano rapa, finocchi, ravanelli, carote, rape rosse ecc..). Con le verdure più morbide verrà meno croccante, bisogna provare, magari con piccole quantità, per vedere come viene.
img_3122-2Dopo 3 giorni sono così, pieni di liquido. Qui si vede anche il tappo di foglia di cavolo.

 

Spaghetti di zucchine con pesto di basilico e avocado

Ciao a tutti! dopo tanto mi faccio risentire :)
Oggi vi presento una ricetta estivissima: fresca e gustosa, croccante ma cremosa. Si tratta degli spaghetti di zucchine con il pesto di basilico e avocado. La croccantezza delle zucchine è addolcita dalla morbidezza dell’avocado.
La ricetta è facilissima, basta avere un frullatore e…l’attrezzo per fare gli spaghetti di zucchina. Io ho preso lo spiralizer della ICO, ma ne potete trovare diversi tipi su Amazon o altri siti.

INGREDIENTI (per 4 persone)
4 zucchine scure
mezzo avocado
1 mazzetto di basilico
1 bicchiere di anacardi
1 spicchio d’aglio
20 gr di pinoli tostati
1 cucchiaio di lievito alimentare
Olio EVO q.b.
Sale marino integrale
poca acqua

PROCEDIMENTO
Mettiamo in ammollo per almeno 30 minuti gli anacardi in acqua calda (oppure un paio di ore in acqua fredda). Con lo spiralizer formiamo gli spaghetti e mettiamoli in una ciotola coperti con un panno umido. Teniamo da parte gli avanzi della zucchina che andranno nel pesto.
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Nel bicchiere del frullatore mettiamo le foglie di basilico, l’avocado a pezzetti, l’aglio, metà dei pinoli, qualche pezzetto delle zucchine avanzate dallo spiraliser, il sale, gli anacardi ammollati e un po’ di olio (circa mezzo bicchiere). Iniziamo a frullare. Se non gira bene aggiungiamo un po’ di acqua fredda. Quando gli ingredienti sono ben frullati, aggiungiamo il lievito alimentare.  Assaggiamo ed eventualmente aggiustiamo di sale.
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Poco prima di servire condiamo gli spaghetti di zucchina con questo pesto. Decoriamo i piatti con il resto dei pinoli tostati, delle foglie di basilico e fiori a piacimento.
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Minestra dei Maya

Anche in estate può venir voglia di minestra. Questa l’ho ideata ispirandomi alla cultura Maya e a quello che avevo in frigo :P.
sacerdote-maya-strada-dei-39648279L’ho mangiata calda, ma secondo me è buona anche tiepida, quindi va bene anche per queste giornate di fine giugno.
E’ una ricetta molto veloce e semplice, adatta anche a chi non tollera il glutine. Buon appetito!

INGREDIENTI
(per 4 persone)
1 porro (la parte bianca, quella verde la terrete da parte per farci qualche altra cosa)
1 peperone rosso
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
2 patate
1 tazza di lenticchie rosa
1 confezione piccola di mais già cotto
8 cucchiai di riso integrale già cotto
olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di timo
pimenton de la vera e peperoncino (quantità a seconda dei gusti)
sale
acqua

PROCEDIMENTO
Mettiamo a soffriggere con un po’ di olio il porro tagliato finemente. Nel frattempo tagliamo a dadini piccoli il peperone e le patate. Quando il porro si è ammorbidito aggiungiamo le verdure che abbiamo tagliato, il concentrato di pomodoro e le lenticchie rosa precedentemente sciacquate. Giriamo bene il tutto e appena ricomincia a sfrigolare aggiungiamo dell’acqua calda in modo che le verdure siano coperte e saliamo. Facciamo cuocere una mezz’ora fino a quando le patate non sono morbide. A questo punto aggiungiamo il mais e insaporiamo con peperoncino e pimenton de la vera. Aggiustiamo di sale.
Serviamo la minestra e poniamo al centro di ogni piatto  due cucchiai di riso integrale già cotto e condito con sale e semi di sesamo se li gradite. Cospargiamo con foglioline di timo e mangiamo con gusto :)

Gnocchi di ceci e farina di farro

Oggi voglio presentare una ricetta non mia, ma che ho trovato sul web e che ho leggermente modificato (ma davvero in minima misura). Si tratta degli gnocchi di ceci del blog di Vegolosi. Mi è stato chiesto di pensare ad un corso di cucina che valorizzi due ingredienti: i ceci ed il farro e quindi mi sono ricordata di questa ricetta che avevo visto passare su Facebook. L’ho sperimentata e devo dire che mi è piaciuta moltissimo, tanto che vorrò provarla anche con altri legumi.
Quindi bando alle ciance e mettiamoci al lavoro!

INGREDIENTI per 4 persone
– 450 gr di ceci lessati
– 50 gr circa di farina di farro
– mezzo cucchiaino di sale
– altra farina per la spianatoia

PROCEDIMENTO
Frulliamo i ceci scolati in modo da ridurli in purea e aggiungiamo la farina. Impastiamo bene aggiungendo il sale e quando la consistenza è abbastanza soda, stendiamo l’impasto alto circa 1 centimetro e mezzo. Tagliamolo a strisce e arrotoliamone ognuna creando dei cilindretti che andremo a tagliare in obliquo della grandezza desiderata.
Gnocchi di ceciMettiamo gli gnocchi in un vassoio infarinato. Intanto facciamo bollire una pentola di acqua con il sale e quando è il momento buttiamoci gli gnocchi. Quando vengono a galla significa che sono pronti. In questo caso i ceci li ho conditi con la salsa di pomodoro e “quasiformaggio” di anacardi e mandorle stagionato, ma saranno ottimi anche con un pesto di verdure o un ragù di seitan.
Gnocchi di ceci2

Biscotti di avena per la colazione

Ogni tanto capita di voler cambiare qualcosa nella propria alimentazione perché sentiamo che alcuni alimenti non ci fanno sentire molto bene. Per me in questo periodo è il caso della farina e di tutti gli alimenti che contengono glutine. Nonostante sia una grande amante di pasta, pane, pizza, dolci ecc, ho deciso di limitare un po’ queste delizie (sigh!) e quindi ho iniziato a cercare qualche ricetta gluten-free. Per prima cosa allora ho chiesto alla mia amica Francesca che ha un blog di cucina vegana e che spesso prepara dei piatti senza glutine. Mi ha consigliato una ricetta per fare dei biscotti da colazione, i “Biscotti della salute” che io ho leggermente modificato (è più forte di me, non riesco a seguire una ricetta alla lettera!!!).
La riporto qua sotto, è velocissima e facile 😛
Biscotti di avena per la colazione

INGREDIENTI
(per circa 12 biscotti)
– 50 gr di fiocchi di avena;
– 50 gr farina di mais fioretto;
– 30 gr di farina di riso;
– 30 gr di farina di tapioca;
– 2 cucchiai colmi di farina di cocco;
– 40 gr di olio di girasole deodorato;
– 80 gr di malto di riso;
– succo e scorza di mezzo limone;
– 4 cucchiai di latte vegetale (o un po’ di più se l’impasto è troppo sodo);
– 1 cucchiaino di lievito vanigliato per dolci;
– 12 lamponi.

PROCEDIMENTO
Mischiamo prima gli ingredienti secchi e poi quelli liquidi. Infine aggiungiamo i lamponi e giriamo energicamente in modo che si spezzettino un po’.
Aiutandoci con un cucchiaio distribuiamo il composto su una placca foderata di carta forno mantenendo un po’ di distanza tra un biscotto e l’altro.  Inforniamo a 180 gradi per 15 minuti.

Siccome mi piacciono i biscotti un po’ più morbidi li ho cotti solo 15 minuti.  Se vi piacciono più croccanti lasciateli in forno 5 minuti in più. Inoltre per la prossima volta ho pensato di cospargerli con dello zucchero di canna per renderli un po’ più dolci

Ciambelle (fritte)

Ciao a tutti,
lo so che Carnevale è passato, ma vivo un po’ a scoppio ritardato :) In realtà è stato mio figlio che mi ha chiesto se sapevo fare le ciambelline ed io ovviamente ho risposto “Come no!”.
In realtà non le avevo mai fatte e quindi mi sono messa alla ricerca. Per questa ricetta mi sono ispirata ad una ricetta tradizionale (trovata su Giallo Zafferano) ed ho sostituito gli ingredienti animali con quelli vegetali. Il risultato è stato apprezzato, sia da Elia che dagli amici che hanno fatto da cavia 😛
Ecco quindi di seguito la ricetta.

Ciambelline

Ingredienti
Lievitino
130 gr farina 00 o 0
120 gr latte di soia tiepido
10 gr di lievito di birra fresco

Secondo impasto
400 gr farina manitoba
250 gr di patate pulite a tocchetti
165 gr latte di soia
100 grammi burro vegetale
60 gr zucchero di canna chiaro e tritato finemente
scorza grattuggiata di un limone
aroma di vaniglia (facoltativo)
un pizzico di sale
1 manciata di farina extra
olio di arachidi
zucchero semolato o di canna

Procedimento
Prepariamo il lievitino facendo sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggoungiamolo alla farina e mischiamo bene. Lasciamo lievitare per almeno un’ora. Intanto lessiamo le patate e quando sono morbide passiamole al passaverdure (buchi piccoli)
Trascorso questo tempo prepariamo il secondo impasto. Mettiamo la farina manitoba nell’impastatrice (o in una ciotola se lo facciamo a mano), aggiungiamo il burro a temperatura ambiente, le patate schiacciate, il latte, il sale, lo zucchero e gli aromi. Impastiamo bene. L’impasto sarà un po’ appiccicoso. Per questo utilizzeremo la farina in più per staccare l’impasto dal contenitore dell’impastatrice e poter lavorare un po’ con le mani su un tavolo. Quando avremo ottenuto una bella palla liscia e morbida rimettiamo a lievitare per 2 ore.
Trascorso questo tempo versiamo l’impasto su una spianatoia o sul tavolo cosparso bene di farina e stendiamo con le mani fino ad avere uno strato di circa 1,5 cm. Con un bicchiere coppiamo la pasta e formiamo tanti cerchi. Con le dita poi formiamo un buco centrale e mettiamo le ciambelline a riposare su una teglia coperta di carta forno e un po’ di farina. Far lievitare le ciabelline un’oretta circa. A quel punto mettiamo sul fuoco l’olio per friggere e quando è ben caldo immergiamoci le ciambelle un po’ per volta. Giriamole più volte affinch si cuociano da entrambi i lati e quando sono nelle dorate mettiamole su un piatto coperto di carta assorbente. Cospargiamo con zucchero di canna (o semolato se vogliamo farci più male!) e serviamo tiepide.

P.s (con l’impasto avanzato, quello che risulta dopo aver copiato la pasta, ci abbiamo fatto una treccia (in realtà è stata Perla, la figlia della mia amica Betty che ha intrecciato :) ) che poi abbiamo infornato.  In questo modo abbiamo visto che la ricetta potrebbe essere usata anche per fare dei panini o brioches morbide per la colazione. Per essere ancora più (perché l’impasto non è molto dolce) ci abbiamo spalmato sopra il dulce de leche de coco…non vi dico… 😛 )

Ravioli al cacao ripieni di zucca gialla e patate

Ravioli al cacao ripieni di zucca gialla e patate con noci e olio alla curcuma (ho riscritto il nome della ricetta qui perché secondo Google è troppo lungo :P)

Ciao a tutti! Lo so che è da un po’ di tempo che mi sentite silenziosa. Non è che non sto cucinando, ma sono stata lontana dal computer e gestire il blog da iPad o iPhone non è così agevole. Oggi però voglio condividere con voi una ricetta che preparerò domani per degli amici che verranno a mangiare da me. E’ una ricetta ancora un po’ invernale, e la preparerò proprio per salutare questa stagione che sta, con un certo anticipo, lasciando spazio alla primavera, che ci donerà un tripudio di colori e sapori!

INGREDIENTI (x 5 o 6 persone)
Per la pasta
300 gr di semola di grano duro;
30 gr di cacao;
165 gr di acqua;
1 pizzico di sale.
Per il ripieno
700 gr di zucca gialla pulita;
350 gr di patate pulite;
1 cucchiaio di farina di castagne;
2 cucchiai di lievito alimentare;
1 cucchiaino di farina di lino;
noce moscata, cannella;
mezzo cucchiaino di curcuma;
un bel pizzico di salvia e rosmarino essiccati tritati;
sale.
Per il condimento
burro vegetale bio;
olio extravergine di oliva
salvia fresca;
noci leggermente tostate e spezzettate
olio alla curcuma
peperoncino secco.

PROCEDIMENTO
Per prima cosa impastiamo gli ingredienti per fare la pasta. Creiamo una palla liscia e mettiamo a riposare avvolta in pellicola trasparente.
Per il ripieno mettiamo la zucca già pulita e tagliata a fettine in una teglia da forno e inforniamo fino a quando non è morbida (circa 30 minuti a 200 gradi). Lessiamo le patate a cubetti. Quando le verdure sono cotte passiamole al passa verdure ed aggiungiamo gli altri ingredienti per il ripieno (sulla quantità di cannella regolatevi in base al vostro gusto).
Stendiamo la pasta in strisce sottili (penultima tacca della stendipasta) larghe circa 10 cm. Mettiamo un po’ di composto di zucca nella parte inferiore della sfoglia (lasciando però circa 1 centimetro e mezzo dal bordo) e distanziamo il ripieno di ogni singolo raviolo di circa 5 cm. Bagniamo il lato inferiore della sfoglia, ripieghiamola dall’alto verso il basso e cerchiamo di far uscire l’aria (si formeranno delle bolle). Tagliamo con la rotella per la pasta e formiamo i ravioli. Lessiamoli in abbondante acqua salata e intanto prepariamo il condimento di burro, salvia e noci e olio evo. Saltiamo nella padella i ravioli quando saranno pronti e serviamo con un rametto di timo fresco, olio aromatizzato alla curcuma e poco peperoncino essiccato.

Incontri Quasiliberi

Mi sono accorta solo ora che non avevo ancora pubblicato qui sul blog il mio secondo video al Konnubio, quindi rimedio subito :)
E’ stato molto bello incontrare una grande chef come Beatrice Segoni e soprattutto è stato delizioso assaggiare i suoi piatti.
Konnubio6Credo fermamente che i ristoranti “ibridi” abbiano una marcia in più rispetto a quelli che si limitano ad un menu standard. Un ristoratore che decide di inserire dei piatti 100% vegetali nella propria lista secondo me non fa solo una scelta di marketing, ma anche di rispetto per i propri clienti,  dimostrando di avere a cuore le esigenze di ogni persona che varca la porta del locale.
Se da una parte è funzionale la specializzazione in uno specifico ambito culinario, come per empio quello vegan, riferendosi ad un target ben definito, dall’altra chi vuole proporsi al pubblico più vasto deve tenere conto delle necessità e preferenze dei clienti e quindi non tralasciare questo importante settore dell’alimentazione.

Qui di seguito qualche foto del backstage.
Konnubio1 konnubio3 konnubio4

E’ tardi per il panettone?

Lo so…è già tardi per pubblicare una ricetta del panettone, ma siccome sono arrivata solo adesso ad un risultato che mi soddisfa, la condivido ora. Male male lo farete il prossimo anno :)

Panettone tagliato(Panettone basso tagliato…e  mangiato!)

Confesso che la ricetta è un po’ lunghetta e che è quasi d’obbligo avere l’impastatrice. Però se la cosa non vi spaventa devo dire che quando ci si prende la mano non è poi così complicato.
Quindi ecco la mia ricetta per un panettone casalingo e tutto vegetale.

INGREDIENTI
Per il primo impasto:
100 g di farina Manitoba bio
100 ml di latte di soia (io ho usato Alpro che è leggermente dolce)
5 g di zucchero di canna integrale
6 g di lievito di birra fresco

Per il secondo impasto:
150 g di farina tipo 2 bio (ho provato con la 00 ma l’impasto è venuto più umido)
250 gr farina manitoba bio
200 gr di zucchero di canna chiaro
2 g di lecitina di soia
Scorza di un’arancia non trattata
145 ml di latte di soia tiepido
10 g di lievito di birra fresco
120 gr burro vegetale possibilmente bio
1/2 cucchiaino di curcuma

Per il terzo impasto
100 gr farina manitoba bio
1 pizzico di sale
120 g di uvetta sultanina (ammollata e infarinata)
100 gr mirtilli essiccati (ammollati e infarinati) oppure canditi a pezzetti, oppure altri 100 gr di uvetta.

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo il primo impasto, il cosiddetto “lievitino”. Sciogliere 6 g di lievito di birra fresco nel latte di soia tiepido, addolcito con 5 gr di zucchero di canna. Con un cucchiaio, mescolare il mix di lievito e latte con la farina manitoba fino ad ottenere una pastella; coprire la ciotola con pellicola trasparente e lasciar lievitare per un’ora in un ambiente tiepido e riparato da correnti d’aria. Io l’ho messo in forno con il programma lievitazione (35 gradi ma secondo me saranno stati al massimo 30). Se non lo avete potete metterlo in forno con la luce accesa.

12390991_1638156393104779_1809091932017589265_n(Lievitino già lievitato)

Mentre il primo impasto lievita portiamoci avanti con il secondo impasto preparando lo zucchero. Frulliamo lo zucchero di canna integrale con la lecitina di soia e la scorza di arancia.
Quando il primo impasto è lievitato, sciogliamo il lievito di birra nel latte di soia tiepido. Mettiamo il primo impasto nella ciotola dell’impastatrice. Aggiungiamo lo zucchero di canna tritato aromatizzato, il lievito disciolto, la farina di tipo 2, la curcuma e il burro vegetale a temperatura ambiente. Impastiamo per qualche minuto e poi aggiungiamo, poca per volta, la farina Manitoba. Impastare alcuni minuti (almeno 10) fino a che l’impasto risulterà omogeneo e molto appiccicoso. Copriamo la ciotola con un foglio di pellicola trasparente e lasciamo lievitare per tutta la notte (12 ore circa) sempre nel forno in modalità lievitazione.

12390876_1638279109759174_2014973271639530075_n(Secondo impasto lievitato)

La mattina seguente facciamo il terzo impasto. Mettiamo in ammollo l’uvetta e i mirtilli essiccati in acqua tiepida per dieci minuti (volendo si possono ammollare nel vin santo). Rimettiamo la ciotola dell’impasto sotto l’impastatrice ed uniamo gli ultimi 100 gr di farina e un pizzico di sale. Facciamo lavorare per circa 10 minuti. Quando la farina sarà incorporata uniamo la frutta secca strizzata dall’acqua di ammollo e successivamente infarinata.

12391825_1634662150120870_338392237559338798_n(Terzo impasto)

Lasciamo che l’impastatrice lavori qualche minuto tutti gli ingredienti. Poi rovesciamo la pasta sulla spianatoia infarinata.

Impasto Panettone

La pasta a questo punto sarà morbida ma non appiccicosa. Allunghiamola due o tre volte e ogni volta chiudiamola a libro per dare delle pieghe. Alla fine dobbiamo formare una palla (se cercate su youtube trovate dei video sulla cosiddetta “pirlatura” che è il metodo con cui si fa questa palla) e riporla nello stampo da panettone, quello di carta. Io ho usato sia lo stampo alto che quello basso. Forse con quello basso il risultato (lo vedete nella foto di copertina) è più sicuro quindi per la prima volta vi consiglio quello.

Nello stampo    10368479_1638279126425839_3049961968222775880_n(Nello stampo alto e nello stampo basso)

Lasciamo lievitare, sempre dentro il forno con la lucina accesa, per circa tre ore o fin a quando l’impasto arriva fino al bordo dello stampo.

12345461_1634661946787557_3330471996502685084_n   12321305_1634661880120897_2396975254623251998_n   12360024_1634661846787567_8389576763006962701_n(Fasi della lievitazione)

Quando è bello gonfio togliamo il panettone dal forno e preriscaldiamo a 200°C. Intanto spennelliamo delicatamente con poco latte di soia la superficie. La tipica croce del panettone l’ho fatta solo una volta ma devo dire che ho preferito le versioni in cui non l’avevo fatta. Sperimentate e fatemi sapere come vi trovate meglio.
5 minuti prima di infornare abbassiamo a 180 gradi. Spennelliamo la superficie con un po’ di latte di soia e cuociamo il panettone prima per 10 minuti, poi abbassiamo la temperatura a 170°C e proseguiamo per altri 40 minuti. In totale deve cuocere 50 minuti.
Il mio panettone ha cotto bene mettendolo nel ripiano medio del forno. Sulla parte più bassa non mi si è cotto. Anche qui dovete vedere voi come si comporta il vostro forno. Verso la fine della cottura se vedete che diventa troppo scuro potete coprirlo con della carta forno.

12376427_1637281376525614_7768900143988160422_n(Panettone alto appena sfornato)

Se abbiamo un termometro per misurare gli alimenti possiamo usarlo per capire se il panettone è cotto: la temperatura deve essere 92-93 gradi (io non l’ho usato però). Trascorso il tempo di cottura togliamo il panettone dal forno e lasciamolo intiepidire a testa in giù, mettendo dei ferri da calza o degli spiedini lunghi alla base del panettone. Mettiamolo così infilzato appeso dentro una pentola o un grosso scolapaste (quello dell’IKEA) come ho fatto io…metto la foto perché non è facile spiegarlo a parole :)

12342355_1634661776787574_6934762427286149420_n(Panettone infilzato per farlo raffreddare)

Quando è freddo si può mangiare, volendo accompagnandolo con della crema all’arancia, dei fiocchetti di cioccolato, della panna vegetale, con una bagna di vin santo e liquore all’arancia oppure semplice, come vuole la tradizione .

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Sul cambiamento climatico

In questi giorni si sta parlando molto di cambiamento climatico e riscaldamento globale. L’esito della Cop21, la conferenza annuale che si svolge nell’ambito della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici, è stato registrato come un successo di portata storica perché anche i paesi industrializzati, in primis gli US, ma anche Cina e India, hanno accettato dei limiti alle ammissioni di gas serra.
cop 21
I potenti della Terra quindi sono riusciti, dopo anni di tentativi falliti, a trovare un “accordo” sui limiti che, pare, non dobbiamo superare al fine di arrestare il riscaldamento globale (resta il fatto che le previsioni, come le previsioni del tempo per esempio, hanno anche molte probabilità di non realizzarsi in quanto non è possibile prendere in esame tutte la variabili in gioco).
Personalmente sono contenta di questo accordo, se non altro perché c’è stata una presa di coscienza sostanzialmente unanime del fatto che il problema esiste, e questo, sappiamo, è il primo passo per risolvere qualsiasi problema.
Quello che penso però è che c’è una cosa che tutti, anche noi, i “piccoli” della Terra, possiamo fare per dare il nostro contributo e non delegare a chi dirige la barca il compito di decidere sul destino del pianeta. Possiamo iniziare per esempio dedicando un minuto e mezzo a questo video, e continuare riducendo drasticamente, se non siamo in grado di eliminare, il nostro consumo di cibi animali.

Mangiare vegetale fa bene al pianeta, agli animali e alle altre persone.  La Terra è l’unico posto in cui possiamo vivere, non la feriamo ulteriormente. Ieri ho visto il  breve video che posto qui sotto e mi ha emozionato, vedendo la bellezza del nostro pianeta dove vivono esseri così diversi ed affascinati. Mi ha emozionato soprattutto perché lo guardavo con mio figlio di 6 anni e cercavo di fargli capire che tutta questa bellezza potrebbe sparire, e di fatto sta sparendo, se solo non iniziamo a prenderci la responsabilità delle nostre azioni. Ho letto una bella frase che secondo me sintetizza bene la condizione in cui ci troviamo e la voglio condividere con voi.

“You either have to be part of the solution, or you’re going to be part of the problem”.
Eldridge Cleaver – 1968

Tradotto all’incirca recita “O decidi di fare parte della soluzione, oppure sarai parte del problema”.
Facciamo quindi in modo di dedicare più tempo della nostra vita applicandoci per contribuire alla soluzione, invece di continuare a fare parte del problema.

Quasiliberi “Al Matassino – La trama del gusto”

È bello quando nascono delle collaborazioni. Ancora di più, secondo me, quando tali collaborazioni permettono di far avvicinare qualcuno ad un’idea a cui tieni.
Con il Ristorante “Al Matassino – La trama del gusto” è successo un po’ questo, perché oltre al menu tradizionale che caratterizza il locale, hanno deciso di aggiungere alcuni piatti completamente vegetali, ed hanno chiesto a me di studiare delle ricette per loro.
Dopo aver visionato la carta, per capire lo stile che avrebbero adottato, ho condiviso con loro alcune delle mie ricette in modo che chiunque voglia cenare al ristorante e consumare un pasto tutto vegetale, abbia la possibilità di scegliere un antipasto, un primo, un secondo ed un dessert, senza doversi raccomandare per farsi togliere questo o quello dai piatti proposti dallo chef. Per contraddistinguere questi piatti abbiamo anche ideato il logo che vedete qui sotto.
Logo QuasiLiberiVeg
Diciamo che è il ristorante ideale per le coppie miste, fatte di onnivori e vegani (per le coppie miste consiglio anche il Konnubio a Firenze).
Tra le cose che mi hanno portato ad accettare con entusiasmo questo incarico, c’è stato anche il concept dell’ambiente, perché se dovessi fare un ristorante mio lo farei esattamente così: una sala con un grande tavolo centrale in cui ci si può sedere ed incontrare e conoscere altre persone. Un posto dove, volendo, si può andare a mangiare da soli, perché tanto con chi fare due chiacchiere si trova. Insomma, una tavola conviviale in cui riscoprire il gusto non solo del cibo ma anche della compagnia.
Per me è stata davvero una bella esperienza perché ci siamo vicendevolmente scambiati conoscenze e competenze, oltre a qualche ora di simpatia e divertimento sfornellando tutti insieme.
brigata
Fatemi sapere quando andrete a provare questo ristorante e soprattutto dite che ve l’ho consigliato io 😛

Crema di zucca gialla con polentina di castagne

Come promesso pubblico un’altra ricettina a base di zucca gialla, il mio ortaggio preferito  autunnale (avevo già pubblicato quella della Crema dolce d’autunno in cui c’è la zucca) . Vi assicuro che l’abbinamento con la polenta di castagne è davvero azzeccato, provare per credere!!!
12141761_1621739261413159_6886137243141694808_nINGREDIENTI
– 800 g di zucca gialla pulita
– 1 cipolla dorata
– 1 patata di media grandezza
– 1 bicchiere di farina di castagne
– 2 bicchieri di acqua
– 1 pizzico di cannella
– 2 cucchiai di semi di zucca
– Olio extravergine di oliva
– Fiori di finocchio selvatico
– sale marino integrale
– pepe nero

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo la polentina di castagne: mettiamo i due bicchieri di acqua sul fuoco e appena raggiunge il bollore aggiungiamo un pizzico di sale. Versiamo la farina di castagne e un pizzico di finocchietto e cuociamo per circa 5 minuti fino a che non abbiamo una polentina bella densa. Versiamo il composto in un contenitore rettangolare e appena unto e mettiamo a raffreddare.
Soffriggiamo la cipolla in poco olio e quando inizia ad ammorbidirsi uniamo la zucca tagliata a pezzetti e privata della buccia e la patata sempre a dadini. Saliamo e quando riprende a soffriggere aggiungiamo dell’acqua bollente. Far cuocere fino a che zucca e patata non sono ben cotte. A questo punto frullare il tutto con il frullatore ad immersione e aggiustiamo di sale.
Tagliamo a dadini la polentina raffreddata che deve risultare abbastanza morbida (si deve schiacciare facilmente tra il palato e la lingua).
Serviamo mettendo in un piatto fondo la crema di zucca, al centro i dadini di polenta, spolveriamo con poca cannella e pepe nero, decoriamo con i semi di zucca leggermente tostati e dei fiorellini di finocchio selvatico.
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Incontri quasiliberi….

Inauguriamo una nuova sezione di video in cui Quasiliberi (cioè io :P) incontra chef o manager sia di ristoranti vegani, che di ristoranti convenzionali che però hanno scelto di dedicare alcuni piatti a chi ha deciso di mangiare vegetale. Mi piacerebbe poi in futuro farlo anche con produttori di alimenti vegan, agricoltori, ecc…chissà!
Come ha detto lo chef del Konnubio, il primo ristorante che abbiamo visitato, “vegan è una scelta che va rispettata”.
KonnubioSpero che il video vi piaccia e presto un articolo relativo a questo incontro!

Clicca qui per vedere il video!

P.s (come sempre Simone ha girato e montato il video…ma come è bravo!  Anche la cantante di sottofondo però non è male 😀
W i Blake!!!)

 

Ancora sul “Social Eating”

Il Social Eating è un trend che si sta diffondendo anche in Italia e che rientra nel fenomeno più ampio della Sharing Economy.
sharing economyA parte il fatto, del tutto personale, che a me la parola SHARE (condividere) piace un sacco, perché implica dentro di sé un movimento circolare (io do a te che dai a me che restituisco a te che prendi da me ecc…) e non unidirezionale (io ti do, te prendi…e zitto!), credo che in un periodo di crisi del sistema economico così come è stato pensato nel secolo scorso, sia necessario rivedere e reinventare modi di fare economia. ECONOMIA intesa in senso etimologico: οἴκος (oikos), “casa” e νόμος (nomos), “norma“.  Quindi letteralmente “gestione della casa” o, se la vogliamo guardare in senso più ampio, della collettività. Se invece pensiamo a quello che ci hanno insegnato direttamente o indirettamente sull’economia, almeno a me viene in mente per prima la parola “PROFITTO” che deriva dal latino “proficere” che significa “avanzare”, “andare avanti” e per seconda la parola “LAVORO” che viene sempre dal latino “labor” che vuol dire “fatica” (tutta vita eh!?!). Quindi l’economia per come me l’hanno fatta vedere è un andare avanti con fatica! Sigh!
sharing-economy-hplead-bPurtroppo con le scienze economiche non sono mai andata molto d’accordo quindi forse è per questo che spero in una “riforma” (dal basso) dell’economia. La Sharing Economy potrebbe essere una risposta, almeno per una fetta della popolazione mondiale, sia alle necessità strette di singole persone e famiglie, che per il benessere del pianeta, visto che si propone di “promuovere forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà” (articolo pubblicato su www.laretechelavora.com).
Per quanto riguarda il tema che interessa me più direttamente,  il Social Eating, si sta affermando come modo non solo di consumare pasti, ma anche di incontrare persone con gusti, sensibilità ed interessi simili. Anche se ancora non esiste una norma specifica su questo tipo di attività, il “legislatore” (parola che fa paura), insieme a società presenti in questo mercato (per esempio il sito www.gnammo.com) fornisce qualche indicazione visto che l’attività si configura come “prestazione occasionale di servizio tra privati”.
Se vi interessa sapere un po’ sui numeri del fenomeno vi rimando ad un articolo di Repubblica.it in cui sono riportati un po’ di dati per Regione.
Speriamo quindi che questo percorso vada avanti in modo lineare, senza che l’italico mostro burocratico si mangi, oltre alle passioni dei cucinieri, anche tutte le loro buone intenzioni.

Zucca zucca delle mie brame…

Ormai l’autunno si è affermato e i colori e i sapori sulle nostre tavole cambiano. Abbiamo bisogno di calore, morbidezza e dolcezza e sentiamo meno l’esigenza delle note asprigne e fresche. Per questo alcune persone (come me, per esempio) considerano la zucca gialla l’ortaggio prediletto di questa stagione.
zucca2Bella, soda, vivace e durevole, la zucca gialla, nelle sue molte varietà, è per me un vero e proprio extra regalo della Natura. È come un dono inaspettato, un pacco con un bel fiocco da aprire anche in assenza di un’occasione particolare, “solo” per celebrare la vita (ho detto poco!).
A parte le caratteristiche estetiche della zucca che la rendono, come dicevo, un ortaggio eccezionale, quello che mi piace di questa verdura è che a fronte della sua dolcezza e della sua ricchezza di sapore, che rende numerosi piatti particolarmente ghiotti (basta pensare alla crema di zucca, al risotto, alle polpette o anche la zucca in forno con aglio e rosmarino), corrisponde un alimento molto ricco di nutrienti, digeribile e leggero.
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La zucca è infatti ricca di fibre, di vitamine (A, C) e minerali (calcio e potassio). Povera di grassi e zuccheri e quindi poco calorica (circa 15-18 kcal per 100 gr). Alla zucca, grazie alle sue caratteristiche, vengono attribuite varie proprietà tra le quali:
combattere insonnia, ansia e stress;
prevenire malattie cardiache tanto che viene considerata un ortaggio salva cuore grazie al beta-carotene e agli Omega-3;
contrastare colite e stitichezza perché, come già detto, ricca di fibre;
rinforzare capelli, unghie e pelle.
Va ricordato poi che i semi della zucca sono utilizzati da sempre come potenti vermifughi perché portano al distaccamento dei parassiti dalle pareti intestinali e ne facilitano l’espulsione.
Infine anche la buccia della zucca, che quasi tutti scartano, è in realtà commestibile (io la zucca con la buccia l’ho mangiata per la prima volta a Plum Village in Francia ed era buonissima!) e recenti studi hanno scoperto che contiene proteine che ostacolano il proliferare di batteri e funghi, cosa che la rende interessante come “antibiotico” naturale.
Zucca1
Un altro aspetto affascinante della zucca è che a questo frutto sono legate varie storie e leggende. Sicuramente una delle più carine (anche se a me fino ad ora sconosciuta) è quella che la lega alla festa di Halloween. La famosa Jack-o’-Lantern nasce da una vecchia storia irlandese (quanto mi piace l’Irlanda!!!) in cui il protagonista è un uomo di nome Jack, noto per essere un grande bevitore (era irlandese, come poteva essere altrimenti!). A questo link trovate tutta la storiella che vi potrebbe far piacere leggere.
Zucca jack-o-lantern
La zucca poi è sempre stata considerata, sia in Oriente che in Occidente, strumento di connessione con il mondo dei morti e mezzo per l’ascesa nel regno dei cieli, tanto che ne sono stati ritrovati dei semi dentro antiche tombe nella regione di Wurttemberg (vicino a Stoccarda).
E poi come non pensare alla zucca di Cenerentola che diventa una bella carrozza?
Insomma, la zucca è davvero una benedizione, ricca di gusto non solo per il palato ma anche per la fantasia. Vi invito quindi ad utilizzarla (la zucca…ma anche la fantasia :D) e magari a condividere le vostre ricette :)

Showcooking e altre avventure a tavola…

E’ arrivato l’autunno e con il cambio di stagione arrivano anche nuove idee. Questa volta ho organizzato un corso-degustazione in cui oltre a cucinare piatti completamente vegetali, spiegherò come preparare un menù #tuttovegetale che potrete riproporre a casa visto che vi lascerò le dispense con le ricette di ciò che assaggeremo.
Molte persone ancora pensano che se non c’è la carne (o il pesce) in tavola, il pasto non sia completo, ma vi assicuro che non è così. Ci possiamo sentire completamente soddisfatti, in pace con il mondo e assumere tutti i nutrienti anche (anzi, direi SOPRATTUTTO) con un menù che esclude cibi di origine animale.

Locandina web 23 10 2015

Chi ci ospiterà il 23 ottobre sarà Casaristobar, un laboratorio e cucina didattica ma non solo…la definirei una fucina di sogni e rifugio di sognatori. Grazie!
tavolo casaristobar
Per ulteriori informazioni contattatemi via Facebook o tramite i riferimenti sul volantino :)

Corso di cucina vegetale

Ciao! Dopo un bel po’ di silenzio, questo è il mio nuovo video. L’abbiamo girato durante uno dei corsi di cucina vegetale che ho tenuto ad Acquasanta  (Città della Pieve) per degli ospiti giapponesi. E’ stata davvero una bellissima esperienza in cui abbiamo scambiato ricette e sapori dei nostri paesi.
Corso cucina vegetale1Ringrazio tutte le partecipanti che sono state così attente e curiose di sapere ogni particolare delle ricette e degli ingredienti. Grazie infinite a Reiko Akasura che mi ha dato questa opportunità e ad Antonella per  aver sempre creduto in me.

Video girato e montato da Simone Baldini Tosi.
Musica: “The smile” – Blake

Vellutata dolce d’autunno

…con crostini di pane aromatico e pesto di foglie di carota.

Questa ricetta per me è un successo perché  se c’è una cosa che non mi è mai piaciuta  sono le rape rosse. Da bambina le temevo come la peggiore delle schifezze. Devo dire che fortunatamente mia madre non mi costringeva a mangiarle, visto che mangiavo tutte le altre verdure… menomale! Ultimamente però, soprattutto da quando mi sto dedicando alla cucina vegetale, ho iniziato ad inserire la barbabietola rossa a piccole dosi  nelle mie ricette perché il suo colore brillante è davvero troppo invitante.
Barbabietola-Rossa
Con l’inizio dell’autunno ho iniziato a sperimentare nuove minestre, creme e vellutate e il freddo mi ha dato l’ispirazione per questa ricetta calda, avvolgente e dolce.  Spero che vi piaccia!

INGREDIENTI
Per la vellutata:
1 cipolla dorata
1 carota
700 gr di zucca gialla pulita
1 patata grande
1 barbabietola rossa
olio extravergine di oliva
sale
Per il pesto di foglie di carota:
1 mazzetto di foglie di carota
1 spicchio d’aglio
olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di lievito alimentare
sale
Per i crostini e la decorazione:
3 fette di pane casalingo
olio
sale
rosmarino e salvia tritati finemente
1/2 confezione di panna vegetale (mandorla)
sesamo nero

PROCEDIMENTO
Per prima cosa prepariamo la vellutata. Se la nostra barbabietola è cruda mettiamola prima a cuocere o al vapore o in pentola a pressione, fino a che non risulta abbastanza morbida.
Intanto tagliamo a fettine sottili la cipolla e facciamola rosolare nell’olio. Aggiungiamo la carota tagliata a fettine e successivamente la patata e la zucca a tocchetti. Saliamo e aggiungiamo acqua bollente quanto basta a coprire tutte le verdure. Lasciamo cuocere fino a che le patate non saranno morbide (circa 30 minuti). Mentre le verdure cuociono prepariamo il pesto di foglie di carota. Prendiamo solo le foglie, laviamole e sbollentiamole pochi secondi in acqua leggermente salata. Scoliamole e immergiamole in acqua fredda per conservare la brillantezza del verde.
Strizziamo le foglie, tagliuzziamo con il coltello e mettiamole nel bicchiere del frullatore ad immersione. Aggiungiamo uno spicchio d’aglio, sale, lievito alimentare e olio quanto basta per ottenere un bel pesto verde.
Facciamo i crostini: tagliamo le fettine di pane a cubetti di circa 1 centimetro. In una padella antiaderente mettiamo dell’olio e quando è caldo mettiamoci i pezzetti di pane. Spolverare con le erbe aromatiche tritate e un po’ di sale. Quando il pane è croccante spegniamo il fuoco.
Terminiamo la vellutata aggiungendo la barbabietola rossa già lessata e tagliata a pezzetti alle altre verdure. Frulliamo il tutto per ottenere una vellutata. Aggiustiamo di sale e la densità aggiungendo un po’ di acqua se serve. Non facciamo bollire troppo dopo aver aggiunto la barbabietola per non perdere il colore rosso.
Componiamo il piatto versando nel piatto la vellutata, al centro i crostini, sul crostino un cucchiaino di pesto e poi decoriamo con panna vegetale, semi di sesamo nero e un filo d’olio.

Cosa è una “food forest”?

Ne ho sentito parlare per la prima volta durante un corso di permacultura ma non ho mai approfondito molto l’argomento. I primi di novembre ci sarà presso la Fattoria Lara un corso dedicato a questo tipo di “coltivazione” (se così la possiamo chiamare) e mi piacerebbe partecipare.
Food forest locandina
Quello che so sulla food forest è che è un sistema che cerca di replicare le dinamiche e lo sviluppo della foresta, mettendo in pratica così uno dei principi della permacultura secondo cui le nostre azioni sono tanto più efficaci quanto imitano i processi naturali.
Nella food forest, o foresta giardino se preferite l’italiano, troveremo allora una grande varietà di piante che comprendono alberi da frutto, ma anche cespugli che producono bacche, commestibile sia per gli uomini ma anche per gli animali, fiori ed erbe eduli. Il modo in cui viene strutturata è a livelli, in cui le numerose piante occupano strati diversi, proprio come avviene in un bosco.
Tra le varietà di piante troveremo alberi d’alto fusto (ad esempio noci, mandorli, ciliegi…), arbusti (come i noccioli), erbacee perenni commestibili ed officinali, piante striscianti e tappezzanti, che riducono l’evaporazione dell’acqua e l’erosione, e ancora piante di cui si utilizzano le radici (topinambur, patata, aglio) e piante rampicanti (soprattutto viti, ma anche kiwi, fagioli rampicanti).

Per chi fosse interessato ad approfondire un po’ c’è un bell’articolo sull’argomento scritto Elena Parmiggiani, bravissima esperta di permacultura, altrimenti iscrivetevi anche voi al corso che si terrà alla Fattoria Lara a Castiglione del Lago e che verrà condotto da Stefano Soldati dell’associazione La Boa di cui vi posto un breve video su permacultura e food forest.

Veganfest 2015

Lunedì 14 sono stata al Veganfest all’interno del Sana a Bologna. La prima volta ci ero stata l’anno scorso ed è iniziata proprio lì la mia avventura con la cucina vegetale. Fino ad allora, pur avendo avuto una certa esperienza con il vegetarianesimo, non avevo preso troppo in considerazione la possibilità di utilizzare solo ingredienti vegetali. Invece durante la mia visita al Sana 2014 ho avuto la possibilità di essere informata più correttamente su ciò che comporta l’allevamento di animali per la produzione di uova e latticini e questo mi ha dato molto da riflettere. Devo dire che è stato il modo ironico ed artistico con cui sono entrata in contatto con il problema (ebbi il piacere di vedere i primi teaser di “Vegan Chronicles” e la presentazione dello spettacolo “The Animal Machine” del duo EINAUGEN) che mi ha fatto decidere di non cucinare più alimenti di origine animale e di dedicarmi alla cucina vegetale.
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Quest’anno sono tornata a Bologna e il festival non mi ha deluso. Peccato che la mia sia stata una visita velocissima, ma sufficiente per prendere contatti con persone fantastiche (grazie Renata Balducci!), assaggiare delizie 100% vegetali (come per esempio il gelato all’olio di oliva, i formaggi alla mandorla e la spirulina pura, e acquistare due libri: “Cibo per la pace” di Will Tuttle e “Le ricette di VeganBlog.it” curato da Renata Balducci. Proprio acquistando questo libro (che consiglio a tutti per idee e spunti per cucinare piatti tutti vegetali) ho scoperto con mia grande sorpresa, emozione ed onore, che una ricetta che avevo pubblicato su Veganblog.it era stata scelta e quindi pubblicata sul libro. Ne sono stata davvero felice!
Libro veganblog
Dopo la presentazione di questo libro, ospite del palco del Veganfest è stata Melanie Joy, autrice del libro “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche” . Quello che descrive la dott.ssa Joy nel suo libro sono i meccanismi che rendono accettabile, per la maggior parte delle persone, il consumo di carne. Lei chiama “carnista” quella cultura che giustifica l’uccisione degli animali nonostante questa pratica non sia necessaria per la nostra alimentazione (in tal caso dovremmo essere carnivori, condizione biologica propria di determinate specie, ma non della nostra). Ha presentato le strategie con cui impariamo ad accettare le atrocità commesse dentro i macelli. Atrocità che poi non sono solo verso gli animali, ma anche nei confronti del pianeta (ricordiamo che l’allevamento dopo l’industria è la seconda causa di inquinamento ed emissioni di gas serra – vedi rapporto FAO “Livestock’s long shadow”), delle persone che lavorano negli allevamenti (molte di loro soffrono di stress post traumatico) e della nostra salute (basti pensare agli additivi che vengono aggiunti negli alimenti conservati a base di carne o agli antibiotici che sono somministrati agli animali per non farli ammalare).
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Secondo l’autrice scardinare l’abitudine di cibarsi di carne, non sarà però repentino e non può essere deciso “a tavolino”, ma avverrà passo dopo passo, passando inizialmente attraverso una forte riduzione del consumo per arrivare, idealmente, ad eliminare completamente i cibi animali dai nostri piatti.
Se volete approfondire quello che ha raccontato la dott.ssa Melany Joy, vi consiglio di vedere il video che posto di seguito, in cui viene spiegata in modo sintetico ma molto chiaro la teoria del “carnismo”. Buona visione :)

“Cena di gusto” vegan alla Palagina

Credo che sia bello che accada che alcuni ristoranti “tradizionali” a volte decidano di confrontarsi con la cucina vegan. È segno del fatto che aumentano le persone che fanno richiesta di piatti vegetali sia per motivi etici, ma anche per la curiosità di assaggiare sapori diversi.
Siccome non è sempre facile trovare occasioni per mangiare vegetale in Valdarno, quando ho saputo che al ristorante La Palagina hanno dedicato una delle “serate di gusto” alla cucina vegan, ne sono stata molto contenta.
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Ho chiesto al manager del ristorante, Fabio Bernini del perché di questa scelta e mi ha detto che “ormai l’alimentazione vegan è una tendenza, ma non perché sia una semplice moda, ma perché la tendenza delle persone sarà sempre di più quella di una maggiore consapevolezza ed attenzione per la salute, per l’ambiente e per il benessere degli animali”.
Il menù è davvero invitante e mette in campo…ops, nel piatto, tutta la sapienza dello chef della Palagina, Federico Cardi. Ecco in anteprima quello che assaggeremo mercoledì 16 settembre:

Polpette di sesamo, ceci e spinaci serviti su purea di cavolfiore e cumino con spuma di salvia
Ravioli Wanton fatti in casa con alghe wakame e funghi shitake
Carciofi, castagne e zucca gialla con timballo di amaranto, bambù e soia
Aspic di mele al thè menta con coulis di frutti di bosco.

Il tutto sarà “annaffiato” dai vini biologici Sugame (Greve in Chianti)  che verranno serviti in abbinamento con le quattro portate.
Se il menù vi ispira e volete regalarvi una serata speciale in una location splendida questa potrebbe essere una buona occasione!
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Per info e contatti:
La Palagina
Via Grevigiana, 4 – Figline Valdarno
www.palagina.it – ristorante@palagina.it
Tel. +39 055 9502931 – 339 4299402

Risotto al melone

Questa ricetta è la rivisitazione di un piatto che viene fatto nel ristorante in cui lavoro. Il piatto originale non è totalmente vegetale, ma ho subito pensato che sarebbe potuto essere delizioso anche senza i latticini e quindi mi sono messa all’opera.
Molti penseranno che un risotto con il melone sia molto dolce, e invece non lo è, mentre invece è decisamente fresco, morbido ed…estivo :)
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INGREDIENTI (x 4 persone)

300 g di riso integrale (se poi volete proprio usare quello bianco il piatto viene ugualmente buono, ma meno sano :P);
1 cipolla dorata;
1/4 di melone (buono!);
1/2 confezione di panna vegetale;
1 limone;
1 mazzetto di foglie di sedano tenere;
1 cucchiaino di semi di papavero
olio extravergine di oliva;
sale marino integrale;
acqua qb.

PROCEDIMENTO
Tritiamo finemente la cipolla e mettiamola a soffriggere con l’olio evo. Nel frattempo mettiamo dell’acqua a bollire (un pentolino). Uniamo il riso al soffritto e facciamo tostare pochi minuti.  A questo punto aggiungiamo l’acqua che sarà bella calda e facciamo cuocere. Mentre il riso cuoce, tagliamo il melone a dadini piccoli (circa mezzo centimetro) e tritiamo le foglie di sedano.
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Quando il riso è quasi cotto (1 minuto prima della cottura completa), uniamo il melone e la panna vegetale (io ho usato quella di cocco di IsolaBio, ma va bene anche riso o soia) e lasciamo sul fuoco ancora un minuto. Aggiustiamo di sale e se è troppo sodo aggiungiamo poca acqua e olio evo. Mettiamo il risotto al centro del piatto e cospargiamo con le foglie di sedano tritate, i semi di papavero e una grattata di scorza di limone.  Filo d’olio e via, il piatto è pronto.
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Pomodori ripieni di insalata russa vegetale

In queste calde giornate estive ho rallentato un po’ l’attività sul blog ma non quella sul campo. Dopo le due serate “Alla radice del concerto” ho avuto il piacere e l’onore di tenere dei corsi di cucina vegetale per dei gruppi di giapponesi interessati al cibo biologico, all’agricoltura naturale e all’alimentazione vegetale. Ringrazio Agricola Acquasanta e Reiko Akasura per avermi coinvolto in questo bellissimo progetto e i partecipanti al corso che mi hanno dato la soddisfazione di sentirmi chiamare “Laura-san”. Per me che sono stata una fan di Karate-kid è un mega privilegio!!!
Oggi quindi vi voglio presentare una ricetta che ho proposto proprio durante questi corsi. Una ricetta semplice, sia nel sapore che nell’esecuzione, ideale per le temperature di questi giorni!
Le dosi dipendono dal ruolo che questo piatto deve avere: se lo servite come antipasto, basterà mezzo pomodoro a persona. Se invece lo volete usare come secondo può andare bene un pomodoro intero. La ricetta quindi è per 5 persone che li mangiano come secondo o per 10 che li mangiano come antipasto :)

INGREDIENTI
– 5 pomodori rotondi, rossi e grandi come un pugno
– 3 patate
– 3 carote
– una tazza di fagiolini puliti (o piselli se preferite)
– maionese vegetale (vedi ricetta nel video “MiniMe di cucina vegetale”)
– sale
– semi di lino

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo le verdure per l’insalata russa: puliamole e tagliamo le carote e le patate a cubetti di poco più di mezzo centimetro. Lessiamo poi i fagiolini in acqua salata e appena cotti facciamoli raffreddare in una bacinella di acqua fredda per mantenere il colore verde. Dopodichè tagliamoli della grandezza delle altre verdure. Poi lessiamo carote e patate già tagliate. Raffreddiamo anche queste appena sono cotte e scoliamole.
Prepariamo la maionese come vi ho fatto vedere nel video dedicato proprio a questa ricetta. Tanto per rinfrescarvi la memoria: mettiamo latte di soia, succo di mezzo limone, cucchiaino di senape, sale e curcuma nel bicchiere del frullatore ad immersione e poi azioniamo il minipimer mentre versiamo a filo l’olio di semi. Vi riposto comunque il link del video.
https://www.youtube.com/watch?v=kDIKHgHhAJU
Quando la maionese è pronta la mettiamo un po’ in frigo.
Passiamo ai pomodori: li tagliamo a metà nel senso della larghezza e li svuotiamo. Il contenuto non buttatelo: può servire per fare il sughetto per un primo (la butto lì: aglio, olio, capperi, olive e polpa di pomodori dei pomodori ripieni, più erbe aromatiche a piacere).
Quando i pomodori sono svuotati mettiamoli su un vassoio e saliamoli un po’. Mischiamo le verdure lessate con la maionese (probabilmente ve ne avanzerà un po’ se usate le dosi del video…poco male, tanto dura un paio di giorni in frigo!) e utilizziamo l’insalata russa per riempire i pomodori. Infine cospargiamo con i semi di lino (a volte ho utilizzato anche il sesamo nero, oppure possiamo metterci del basilico fresco, insomma, variate come volete!).
I nostri pomodori sono pronti…da mangiare rigorosamente con le mani e a grandi bocconi.
Pomodori ripieni insalata russa2
Mentre scrivevo la ricetta mi è venuta in mente anche un’altra versione di questa ricetta…la potremmo fare con delle verdure crude invece che cotte, riducendo ulteriormente l’esposizione al caldo dei fornelli. Quindi potremmo utilizzare per esempio carote, cetrioli o sedano, olive verdi e magari un po’ di foglie di lattuga tagliate fini fini. Poi si condisce tutto con la maionese e si riempiono i pomodori… voglio provare questa versione quasi crudista! :)

Alla radice del concerto


30 giugno 2015_1
Nelle ultime tre settimane ho scritto poco sul blog perché sono stata molto occupata nell’organizzazione e preparazione di due piccoli eventi che si sono svolti il 23 e il 30 giugno.
Si è trattato di due concerti-cena in cui io e Simone (Baldini Tosi) abbiamo dato libero sfogo alla nostra creatività: lui cantando le sue canzoni e scegliendo una tipologia di ambientazione particolare (prato, plaid e ascolto della musica sotto le stelle) e io sbizzarrendomi con alcune ricette #tuttevegetali.
30 giugno 2015_2
Il risultato è stato, per noi, un successo, perché ci siamo divertiti, abbiamo condiviso le nostre passioni con amici vecchi e nuovi e ci siamo confrontati con noi stessi e con ciò che ci piace fare.
Un’altra soddisfazione è venuta anche dal fatto che Promiseland, una nota newsletter vegan, ha diffuso la notizia di uno dei due eventi: per me è stato emozionante vedermi tra le “notizie”! Questo il link in cui potete leggere quello che è stato scritto in merito:
http://www.promiseland.it/2015/06/18/arezzo-cena-musicale-vegan/. Per questo articolo ringrazio Francesca Leolini che mi ha messo in contatto con Veganok Network :)
23 giugno 7Ringrazio tantissimo chi ha creduto in noi, non solo le persone che hanno partecipato a queste serate, ma anche chi ci ha ospitato letteralmente a casa loro: Simona del Canto del Maggio http://www.cantodelmaggio.com e Serena e Diego del Poggio.

Speriamo che ci sarà in futuro la possibilità di ripetere delle esperienze simili e l’opportunità di condividere un modo nuovo e un po’ diverso di trascorrere una serata per conoscere nuove persone, nuove canzoni, nuovi modi di mangiare.
Se siete curiosi potete guardare questo video per farvi un po’ un’idea https://youtu.be/P0d2Ej4YcCc e potete guardare le foto che gentilmente le persone che hanno partecipato hanno scattato e condiviso con noi.
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MiniMe di cucina vegetale – Maionese

Ciao a tutti,
sono felice di presentare una nuova tipologia di video ricette che si alterneranno a quelle classiche che ho già fatto.

Ho chiamato questi brevi video “MiniMe di cucina vegetale” perché oltre al fatto di essere molto brevi (non più di un minuto), sono ricette di preparazioni di base, semplici e veloci. Quindi non vedrete dei piatti completi, ma la creazione di “ingredienti” che potranno essere utilizzati insieme ad altri o per creare dei piatti più complessi.
Per esempio in questo primo video ho fatto la maionese vegetale. Questa maionese è ottima sia da mettere dentro il panino con il burger vegetale e foglia di insalata, sia per fare un’ottima insalata russa, ma anche per intingerci degli stecchetti di carota o sedano. Insomma, la potete usare come una qualsiasi maionese.
Vedrete che in ogni video ci saranno degli spettatori speciali a farmi compagnia. Non mi resta che augurarvi buona visione!

P.s (non so se riconoscete chi canta nella canzone di sottofondo :P)

Torta della zia

Rieccomi dopo un po’ di silenzio con una nuova ricetta, la Torta della “zia”. L’ho chiamata così perché è una torta alternativa alla classica torta della nonna e in quasi tutte le famiglie c’è una zia alternativa, un po’ strana no? Sperimentata già due volte, mi sento di condividere questa ricetta, ovviamente tutta vegetale, con voi.
Torta zia 1
Vediamo cosa ci serve per realizzare la Torta della Zia.

INGREDIENTI
Per la frolla:
– 600 g di farina tipo 2
– 190 g di zucchero di canna chiaro
– 1 bustina di lievito vanigliato
– 135 g di olio di semi (spremuto a freddo
– 130 g di acqua fredda
– scorza di un limone
– 1 pizzico di sale
Per la crema:
– 50 g di amido di mais
– 10 g di semolino o farina di riso
– 600 g di latte di soia vanigliato
– 90 g di zucchero di canna chiaro
– 1/2 cucchiaino di curcuma
– scorza di limone o di arancia
Per guarnire:
– 40 g di pinoli tostati
– 1 cucchiaio di zucchero di canna chiaro

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo la frolla. Uniamo insieme gli ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito, sale e scorza di limone) e uniamo l’acqua e l’olio. Impastiamo velocemente e formiamo una palla che metteremo in frigo.
Prepariamo la crema. Uniamo l’amido di mais e il semolino di riso. Aggiungiamo 100 g di latte e otteniamo un composto liscio. Aggiungiamo lo zucchero, la scorza di limone (o arancia) e la curcuma e mischiamo bene. Intanto facciamo scaldare i restanti 500 g di latte. Quando questo è ben caldo uniamolo al composto precedente e mettiamo sul fuoco. Mischiamo continuamente perché in breve tempo la crema si solidificherà. Mischiamo bene con un mestolino di legno e quando ha raggiunto la consistenza della crema pasticcerà togliamo dal fuoco. Coprire la crema con della pellicola per non avere la crosticina in superficie, e fare intiepidire.
CRema pasticcera
Quando la crema è quasi fredda, tirare fuori la frolla e dividiamola in due parti (una leggermente più grande). Prendiamo prima la parte più grande e stendiamola con il mattarello. Foderiamo una tortiera con la carta forno e sistemiamoci la frolla. Mettiamo circa metà dei pinoli sul fondo della torta e successivamente versiamoci la crema. Distribuiamo uniformemente e, successivamente, ricoprire con la seconda parte di pasta che avremo steso. Cospargere con i pinoli rimasti e con dello zucchero di canna. Con gli avanzi di pasta creare un cordoncino da utilizzare per fare il bordino alla torta.
Mettere la Torta della zia in forno a 185 gradi per circa 40 minuti (controllate sempre che la frolla sia cotta prima di togliere dal fuoco).
La torta è pronta e può essere servita appena si fredda. Mi è sembrato però che fosse più buona il secondo giorno…provare per credere 😀

Panzanella croccante

La panzanella è una ricetta che amo profondamente. E’ una cosa così viscerale che infatti quando ero incinta alla fine della mia gravidanza (giugno-luglio) non passava giorno in cui non mi facessi un bel piatto di panzanella che profumava di basilico.
Ad alcuni però (non toscani, devo dire la verità), la consistenza della panzanella non piace. Ho pensato così di utilizzare gli ingredienti di questo piatto della cucina della mia terra per dare vita a qualcosa di diverso. Di seguito vi metto la ricetta, ma senza dosi, perché non si è mai vista una panzanella in cui siano indicati i grammi di pomodoro o di pane!!!

INGREDIENTI
Pane casalingo
Pomodorini datterini
Cipolla rossa
Cetriolo
Mezzo bicchiere scarso di acqua
1 cucchaino di agar agar
Basilico
Aceto bianco (più aceto balsamico)
Sale
Olio extravergine Oliva (più olio per friggere)

PROCEDIMENTO
Tagliare il pana a fette e poi a cubetti di circa un centimetro e mezzo per lato. Mettere il pane in una teglia, salare e condire con olio EVO.
Tagliare a metà i datterini, metterli in una pirofila di ceramica, aggiungere un po’ di sale, olio e un po’ di aceto balsamico.
Mettere pane e pomodori in forno e cuocerli finchè il pane non è croccante ed i pomodorini non si sono un po’ asciugati.
Mettere l’acqua in un pentolino e sciogliere il cucchiaino di agar agar in polvere. Accendere il fuoco e portare a bollore mescolando ogni tanto. Intanto frullare il cetriolo.  Quando l’agra agar si è sciolto (un minuto circa dal bollore) aggiungere il frullato di cetriolo e un po’ di aceto bianco (a seconda dei gusti). Portare a bollore e appena bolle spegnere. Versare in un contenitore rettangolare e far freddare, prima a temperatura ambiente e poi in frigo.
Ingredienti panzanella

Tagliare le cipolle a fette di mezzo centimetro. Grigliarle in una piastra di ghisa.
Friggere le foglie di basilico in olio di semi e metterle ad asciugare su un foglio di carta assorbente.
Quando tutti gli ingredienti sono pronti possiamo assemblare il piatto. Mischiamo il pane con i pomodori e condiamo con un po’ di aceto bianco e altro olio. Mettiamo nel centro del piatto e disponiamo sopra il pane le cipolle ad anelli e la gelatina di cetriolo tagliata a cubetti. Decorare poi con la foglia di basilico.

Video ricetta – Seitan in agrodolce

Finalmente abbiamo finito di montare il video della nuova ricetta e quindi eccolo qua sotto!

Vi riporto anche la ricetta così potrete provare a farla. Fatemi sapere se vi piace e come vi è venuta :)

INGREDIENTI
– 350 g di seitan
– 2 cucchiai di farina e 1 cucchiaio di amido di mais
– 80 g di salsa di soia diluita con 30 gr di acqua
– 3 cipolle chiare
– 1 bel peperone rosso
– mezzo ananas
– 2 cucchiai di semi di sesamo tostato
– 1 cucchiaino di curcuma
– 1 cucchiaio di zucchero di canna
– olio extravergine
– sale

PROCEDIMENTO
Iniziamo preparando il seitan. Lo tagliamo a tocchetti e lo mettiamo in un recipiente. Mischiamo farina e amido di mais e infariniamo i pezzetti di seitan. Poi ci versiamo la salsa di soia e lasciamo marinare qualche minuto.
Mentre il seitan si insaporisce tagliamo l’ananas a pezzetti e lo mettiamo da una parte. Poi puliamo le cipolle e tagliamo anche questi a pezzi abbastanza grossi. Facciamo lo stesso anche con il peperone che puliremo e taglieremo in quadrati.
Quando abbiamo tutti i nostri vegetali pronti, versiamo in un tegame, io ho usato il wok, abbondante olio di oliva (sarà circa mezzo bicchiere) e mettiamo a rosolare i pezzetti di seitan cercando di distanziarli uno dall’altro affinché non si appiccichino.
Quando abbiamo cotto tutto il seitan nello stesso ilio in cui lo abbiamo cotto ci versiamo prima le cipolle e le facciamo rosolare pochi minuti. Poi aggiungiamo i peperoni e li facciamo cuocere 5 minuti, coprendo con il coperchio. Considerate che devono rimanere comunque abbastanza sodi. Infine aggiungiamo l’ananas. Saltiamo pochi minuti ed infine aggiungiamo il seitan, il sale, la curcuma e per ultimo lo zucchero. Lasciamo cuocere ancora un minutino e il nostro piatto è pronto.
Possiamo servirlo con del riso bianco e cospargere con i semi di sesamo.