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Biscotti al cacao e spezie per il tè

Una domenica pomeriggio un’amica è venuta a trovarci e quindi ho pensato di preparare quel cosa da accompagnare ad un buon tè. Ho sperimentato una ricettina veloce veloce per dei biscotti veramente buona!

Biscotti cacao e spezie

Ecco cosa ho usato per fare un paio di teglie di “Biscotti al cacao e spezie”.

INGREDIENTI

– 120 gr farina integrale
– 150 gr farina bianca
– 80 gr farina di mandorle
– 30 gr di cacao amaro
– 80 gr zucchero integrale
– 1 cucchiaino lievito x dolci
– 1 cucchiaino zenzero secco in polvere
– 1 cucchiaino cannella in polvere
– un pizzico di sale
– 50 gr burro vegetale
– 90 gr olio di oliva (leggero) o di semi (bio, spremuto a freddo)
– 90 ml acqua.

PROCEDIMENTO
Mischiamo insieme prima tutti gli ingredienti secchi. Dopodiché aggiungiamo il burro vegetale, l’olio e l’acqua e impastiamo aiutandoci con un cucchiaio di legno.
Il composto viene un po’ più morbido della classica pasta frolla, quindi mettiamolo a riposare per una mezz’oretta in frigo in modo che si solidifichi un po’. Quando la consistenza è abbastanza dura, possiamo stendere l’impasto con il matterello e poi ritagliarlo con le formine da biscotti o con il coltello. Se invece vogliamo fare dei biscotti tondi (tipo quelli che ho fatto io e che vedete nella foto), prima di mettere l’impasto in frigo possiamo formare dei “salamini” aiutandoci con carta forno o pellicola trasparente. Quando li tiriamo fuori dal frigo se vogliamo li possiamo passare su dello zucchero di canna grezzo e poi tagliarli a rondelle al centro delle quali possiamo metterci una mandorla o dell’uvetta.
A questo punto inforniamo a 170 gradi per 20 minuti circa. Non ci resta che aspettare che siano pronti gustandoci il fragrante profumino che esce dal forno!

Accompagnamento: Ottimi con tè verde in foglia.

Tortelli “burro” e salvia ripieni di “ricotta” e spinaci

Vi propongo questa ricetta che mi è piaciuta davvero tanto e che con orgoglio ho fatto assaggiare ad amici che non mangiano vegetale, riscuotendo grande successo! Effettivamente il gusto di questi tortelli è molto, molto simile a quelli che sono sempre stata abituata a mangiare. Posso assicurare che non hanno niente da invidiare a quelli con la pasta all’uovo e la ricotta! Sono così simili che una persona non credeva che fossero completamente vegetali!

Tortelli

Bando alle ciance adesso e passiamo all’opera!
Ecco di cosa abbiamo bisogno per fare circa 30 tortelli (considerate che una porzione normale è di 5 tortelli, quindi ne avremo per almeno 6 persone).

INGREDIENTI

Per la pasta:
– 300 gr semola di grano duro
– 150 ml acqua
– mezzo cucchiaino di sale marino integrale
– una puntina di cucchiaino curcuma.

Per il ripieno:
– 1 lt latte di soia al naturale, quindi non zuccherato
– 5 cucchiai aceto di mele
– 2 palline di spinaci già cotti (o se volete potete utilizzate spinaci freschi da lessare)
– 1 spicchio d’aglio,
– olio extra vergine di oliva
– 2 cucchiai rasi di lievito alimentare
– una bella grattata di noce moscata
– sale marino integrale, pepe.

Per il condimento:
– Olio extravergine di oliva
– 2 cucchiai burro vegetale
– un rametto di salvia

Questi tortelli sono ottimi anche conditi con della salsa di pomodoro e basilico, con del sugo di seitan o con una crema di noci e panna di riso.

PROCEDIMENTO

Prima di tutto prepariamo la pasta, unendo il sale e la curcuma alla semola e poi aggiungendo l’acqua. Impastiamo bene fino a formare una bella pallina da far riposare almeno mezz’ora coperta nella pellicola trasparente.

Mentre la pasta riposa facciamo la nostra ricotta vegetale. Mettiamo in una pentola il latte di soia e quando inizia a bollire spegniamo il fuoco e aggiungiamo un bel pizzico di sale e l’aceto di mele (possibilmente bio e non pastorizzato).
Giriamo un po’ e vedremo che il latte inizia a cagliare. Lasciamo riposare una decina di minuti e dopodichè scoliamo con un colino coperto da un telo bianco.
La ricotta che abbiamo nel colino la possiamo sciacquare un po’ sotto l’acqua fredda in modo da eliminare ogni residuo d’aceto e poi strizziamo il panno per far uscire l’acqua in eccesso. Quando ha raggiunto la consistenza giusta la possiamo mettere in una formina da ricotta e far scolare ancora un po’ il liquido.

Prepariamo gli spinaci. Li strizziamo bene e li sminuzziamo con il coltello. In una padella facciamo rosolare uno spicchio d’aglio tagliato a metà e poi aggiungiamo gli spinaci. Saliamo e li facciamo asciugare un po’. Spegniamo e lasciamo raffreddare. Quando saranno tiepidi togliamo l’aglio e aggiungiamo a questi spinaci circa 150 gr della ricotta che abbiamo preparato (dovrebbe essere poco più della metà), il lievito alimentare, la noce moscata, il pepe ed aggiustiamo di sale. Il nostro ripieno è pronto.

Passiamo allora a stendere la pasta e formare i tortelli (o i ravioli se preferite). Per fare le strisce (abbastanza sottili) io ho utilizzato la stendipasta. Dalle strisce ritagliamo dei quadrati di circa 8×8 o un po’ di più e mettiamo al centro di ogni quadrato un cucchiaino di ripieno. Poi con un pennellino bagniamo due bordi adiacenti del quadrato e pieghiamo formando un triangolo. A questo punto bagniamo un angolino e formiamo il tortello. Disponiamo i tortelli su un piano ricoperto di semola in modo che non si attacchino al fondo.

Fatti tutti i tortelli passiamo alla cottura. Li lesseremo in abbondante acqua salata per circa 5-7 minuti, quando comunque sentite che la pasta è morbida. Intanto prepariamo una padella larga con il condimento: olio extravergine, burro vegetale biologico e delle foglie di salvia fresca. Quando i tortelli sono pronti li mettiamo delicatamente nella padella facendo sì che anche un po’ di acqua di cottura li segua e li facciamo asciugare un po’, fino a quando la salsetta diventa leggermente densa. Li disponiamo ora sul piatto e li decoriamo con le foglie di salvia, un filo d’olio a crudo e… zan zan, i nostri tortelloni sono pronti!

Risotto al pesto di broccoli

La ricetta per questo risotto è semplicissima e veloce ma secondo me dà una bella soddisfazione al palato. Molto spesso ci dimentichiamo che la maggior parte delle verdure possono essere consumate o essere utilizzate crude, come per esempio il broccolo.

Copertina risotto al pesto di rucola

INGREDIENTI
(4 persone)

– 320 g di riso carnaroli (se utilizzate il riso integrale il tempo di cottura si allunga, ma la salute ne beneficia!!!)
– cipolla, carota e sedano per il brodo vegetale (oppure brodo già pronto, ma che sia di buona qualità!)
– 1 broccolo abbastanza grosso di cui utilizzeremo le parti verdi
– una bella manciata di prezzemolo che avremmo tritato finemente
– 1 spicchio di aglio (leggermente sbollentato se non vi piace il sapore troppo forte)
– 1 cipolla bianca
– olio extravergine di oliva
– scorza di un limone grattata
– sale
– semi di canapa e di zucca (ma vanno bene anche semi di sesamo tostati)

PROCEDIMENTO

Per prima cosa prepariamo il brodo vegetale mettendo in un pentolino pieno di acqua una cipolla chiara, una costa di sedano e una carota. salare con un cucchiaino di sale e far bollire fino a che le verdure non sono morbide.
Successivamente tritiamo finemente la cipolla e facciamola rosolare con un po’ di olio extravergine e un pizzico di sale in un tegame. Quando la cipolla è ben appassita si unisce il riso e lo lasciamo insaporire qualche minuto. A questo punto aggiungiamo il brodo vegetale e facciamo cuocere come un normale risotto.
Nel frattempo prepariamo il condimento che è molto semplice: tagliamo il più finemente possibile il broccolo (se volete potete utilizzare un tritatutto se preferite una consistenza più fine). Uniamo l’aglio tritato, il prezzemolo, un po’ di olio di extravergine di oliva e infine sale e pepe. Il nostro pesto è fatto.
Quando al riso manca un minuto per essere pronto aggiungiamo il pesto e amalgamiamo bene. I broccoli non si devono cuocere ma solo scaldare. Spegniamo il fuoco e grattiamo la scorza del limone, giriamo bene e distribuiamo il farro nei piatti. Cospargiamo con i semi che abbiamo scelto, condiamo con un filo di olio a crudo ed ecco, il nostro piatto è pronto!

Sulla NONVIOLENZA

È da un po’ che ci penso. E da un po’ che mi sembra che parlare di nonviolenza sia sempre più urgente, in un periodo in cui alcune cose si danno per scontate (e quindi considerate inutili) e tutto ciò che necessita di un piccolo sforzo di pura elaborazione mentale, viene considerato perdita di tempo.

fiore

In un periodo in cui la crisi economica e politica sembrano annientare qualsiasi discorso che non abbia una ricaduta sulla praticità, anzi mi correggo, sulla materialità. Quante volte mi sono sentita dire: “Ma cosa ci pensi a fare! Ma queste cose non servono a niente. Tanto non cambia nulla”. Il “tanto non cambia nulla” secondo me è un’arma di distruzione di massa di pensieri, di intelligenza, di possibilità di trovare soluzioni nuove, creative e, magari, anche efficaci.
Perciò in questo spazio vorrei parlare di nonviolenza, perché penso che ciò serva, magari non a trovare un lavoro, ma a trovare una strada da seguire nella vita.
È mia intenzione quindi condividere le teorie e le pratiche della nonviolenza.
Probabilmente se chiedessi in giro qual è la prima persona che viene in mente sentendo parlare di nonviolenza, sentirei ricordare da molti il Mahatma Gandhi.
Gandhi è stato un grande leader spirituale e politico, che ha guidato la più grande rivoluzione non-violenta contro un regime di occupazione. Il suo pensiero ha influenzato intere generazioni in tutto il mondo, ma soprattutto in Occidente. In tale porzione della terra infatti, il messaggio di Gandhi ha goduto del fatto che le società europee e statunitensi si stavano preparando ad una nuova fase, quella in cui, all’indomani della Seconda guerra mondiale, si cercavano nuovi modi di convivenza e metodi inediti per gestire i conflitti tra gli stati e tra le parti sociali.
A volte mi chiedo: ma se Gandhi fosse nato cento anni prima, avrebbe avuto lo stesso impatto sul pensiero globale? E cosa sarebbe successo, come chiedeva provocatoriamente il nostro professore di Relazioni Internazionali, se invece di confrontarsi con l’Imperatore britannico, si fosse trovato ad affrontare il Furher? A queste domande non so quanto sia utile cercare di dare una risposta e d’altra parte però, non credo possano sminuire la portata dell’azione del Mahatma. Quello che secondo me hanno però di importante è che queste domande ci fanno capire che ci sono certe condizioni che possono favorire o sfavorire l’emersione di un messaggio. Questo vale sia per i messaggi positivi che per quelli negativi, e per questo, tra gli scopi di questi interventi, c’è anche quello di individuare, quando possibile, le condizioni che ci possono aiutare ad adottare un atteggiamento nonviolento.
Infine: perché scrivere nonviolenza tutto attaccato e non separando la negazione dal sostantivo “violenza”? Questa scelta, che è stata fatta per la prima volta negli anni ’50 da Aldo Capitini, padre della nonviolenza in Italia, deriva dal fatto che il neologismo racchiude in sé una connotazione positiva e propositiva. Non si tratta soltanto di eliminare la violenza, ma anche di promuovere una pratica di attiva costruzione della pace. È come se oltre a volere togliere qualcosa, ne volessimo contemporaneamente introdurre un’altra.
E quindi l’invito che faccio a me stessa e a chi vorrà seguirmi è domandarsi: cosa voglio aggiungere a questo mondo?

Perché mangiare vegetale?

In questo post vi dirò a grandi linee perché ho deciso di prediligere uno stile alimentare vegetale.

vegetali-colore

Innanzi tutto cosa vuol dire scegliere di mangiare alimenti vegetali? Significa alimentarsi non solo di verdura e frutta, ma anche di cereali, semi, legumi, alghe, oli, insomma, di tutto ciò che ha un’origine vegetale. Questo implica che invece eviteremo di mangiare cibi provenienti da fonti animali e quindi non solo carne e pesce, ma anche latticini e uova.
I motivi per cui ho scelto di orientarmi sempre di più verso questo tipo di alimentazione sono principalmente tre. Li elencherò ma vorrei precisare che non sono ordinati in modo gerarchico. Di solito chi sceglie un’alimentazione vegetale inizia per un motivo particolare, quello che diciamo gli accende la lampadina, però con il passare del tempo le motivazioni diventano equivalenti quindi, ripeto, non c’è un motivo più importante o più rilevante di un altro.
Una delle ragioni è prendermi cura del mio corpo e della mia salute. Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come un’alimentazione ricca di alimenti animali sia dannosa per il nostro fisico, provocando le cosiddette “malattie del benessere.” Al contrario gli alimenti vegetali che tradizionalmente sono sempre stati considerati dei contorni, stanno salendo la scala alimentare. Siamo quasi arrivati al punto in cui la convinzione che una dieta povera e priva di alimenti animali sia carente di proteine, è considerata obsoleta. Yeah!!!
Il secondo motivo è la tutela dell’ambiente. Organizzazioni internazionali come la FAO tanto per citarne una, hanno prodotto report e relazioni che studiano l’impatto ambientale dell’industria dell’allevamento e mostrano che questa non sia un’attività sostenibile (e a quanto pare neanche così redditizia). L’allevamento contribuisce ad aumentare l’effetto serra, l’inquinamento delle acque e l’aumento della deforestazione. Devo dire che questo è stato il motivo che ha acceso la mia lampadina e che mi ha spinto ad impegnarmi per limitare il mio consumo di prodotti animali.
Infine un’altra ragione a favore dell’alimentazione prettamente vegetale è legata a motivi etici. Le poche volte che mi è capitato di vedere dei video che documentano la vita, e la morte, degli animali di allevamento, non sono riuscita ad arrivare in fondo. Stavo troppo male, fisicamente. Una volta ho rischiato di svenire e mi sono dovuta distendere a terra con le gambe in aria! Mi sono detta quindi: se non riesco neanche a vedere cosa accade in un mattatoio, perché dovrei voler mangiare la carne che deriva da quello che appunto accade là dentro? Inoltre se vi capiterà di vedere uno di questi video, vedrete immediatamente come la vita di animali in questi ambienti è, oltre che crudele, anche completamente innaturale. La domanda che è venuta a me è: ma cosa ci fa un maiale in un corridoio con piastrelle bianche e tornelli in acciaio? Anche per questo motivo quindi ho deciso di prediligere l’alimentazione vegetale in modo da dare il mio contributo per limitare la sofferenza e lo sfruttamento degli animali.
Nei prossimi post cercherò di sviscerare meglio questi tre aspetti e chissà che anche a qualcuno di voi non si accendo una lampadina! (a basso consumo eh!!!) 🙂