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Verdure fermentate 1 – Crauti e simili

Ciao a tutti,
dopo tanto rieccomi a scrivere sul blog. Sono appena tornata da un corso dal titolo “L’arte della fermentazione” tenuto da Sandor Ellix Katz, che può essere considerato il maggior esperto di cibi fermentati al mondo. E’ stata un’esperienza davvero bello, piena di informazioni e idee per sperimentare con verdura e frutta un sacco di preparazioni. Ho assaggiato una kombucha buonissima e altre bevande fermentate che nei mesi estivi che ci aspettano saranno davvero dissetanti e rinfrescanti.
Visto che le conoscenze vanno fatte girare, condivido con voi la ricetta di una preparazione molto semplice ma che a me piace molto, e cioè quella dei crauti. Non si tratta dei crauti che comprate nelle lattine o che trovate alle fiere ai banchini di hot dog e salsicce, che di vino non hanno più nulla, ma di cavoli (ed altre verdure, volendo) freschi messi a fermentare con del semplice sale (sempre marino integrale) per alcuni giorni. Il sapore è acidulo, croccante, fresco. Ottimi sia da spiluzzicare mentre si cucina, sia per arricchire le insalate, sia per accompagnare un secondo. In questa ricetta ci ho messo anche un po’ di carota per renderli un po’ più dolcini e della cipolla per dare un po’ di piaccante (poi a me la cipolla piace sempre!) Vediamo come si fanno!

Crauti e carote
INGREDIENTI:
– 1 cavolo cappuccio bio
– 2 carote grandi bio
– 1 cipolla rossa
– sale marino integrale (circa 2 cucchiai)

PROCEDIMENTO
Laviamo il cavolo e togliamo un paio di foglie esterne se fossero un po’ rovinate (non le buttiamo via). Laviamo anche le carote spazzolando bene la buccia. La buccia non la togliamo perché è proprio lì che si trovano i microrganismi che serviranno a trasformare le nostre verdure durante il processo di fermentazione. Sbucciamo la cipolla (quella va sbucciata invece!).
Tagliamo a listarelle sottilissime il cavolo, oppure usiamo la mandolina se l’abbiamo. Qui bisogna fare delle scelte: se vi piace il cavolo un po’ più croccante, tagliatelo leggermente più grosso (tipo 3 millimetri). Se tagliate il cavolo con la mandolina, verrà più simile ai crauti comprati, quindi più morbidi perché più tagliamo la verdura e maggiore sarà la superficie esposta al sale che fa fuoriuscire l’acqua di vegetazione. Mettiamo il cavolo tagliato in una grande ciotola.
Adesso tagliamo le carote. Anche in questo caso si più usare l’attrezzo per fare le carote julienne, oppure si possono tagliare in tralice finemente e poi di nuovo a bastoncini finissimi (circa 2 mm). Aggiungiamole al cavolo.
Infine “attacchiamo” la cipolla: la tagliamo prima a metà e poi a fettine sottili e mettiamo anche queste nella ciotola con il cavolo.
A questo punto prendiamo una manciata si sale fino marino integrale (saranno circa 2 cucchiai, non so, io faccio ad occhio) e mischiamo bene con le mani. Strizziamo anche un po’ le verdure. Vedremo che poco dopo l’inizio del nostro “massaggio” inizierà a formarsi dell’acqua, che è proprio l’acqua delle verdure che fuoriesce per azione del sale. Assaggiamo le verdure; devono essere belle salate, un po’ più di quello che useremmo per l’insalata (non mi dite che mangiate l’insalata senza sale!!!). Se vi sembra che manchi sale o che è uscita poca acqua aggiungete ancora un po’ di sale.
A questo punto prendiamo un bel barattolo di vetro, da almeno 1 litro-1 litro e mezzo e iniziate a metterci dentro le verdure. Premiamole bene in modo che occupino tutto lo spazio ed esca l’aria. Vedrete che pigiandole uscirà ancora più liquido. Quando il barattolo è pieno fino a 3-4 cm dal bordo, prendiamo una delle foglie che avevamo scartato, laviamola e scegliamo la parte migliore che useremo per coprire i crauti. Sopra questa foglia possiamo metterci un piccolo peso, come un sasso oppure un piccolo oggetto di plastica che, quando metterete il tappo del barattolo, prema sulle verdure. L’obiettivo è quello di far stare tutte le verdure sotto il livello del liquido. In questo modo non si formeranno muffe e la fermentazione procederà in modo ottimale.
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A questo punto arriva la parte difficile: aspettare. Dobbiamo aspettare 3 o 4 giorni tenendo il barattolo con i crauti fuori dal frigo. Ogni giorno li apriamo per vedere se sono sempre sotto il liquido e per far uscire l’anidride carbonica: vedrete che i primi giorni ci saranno un sacco di bollicine che escono.
Potete anche assaggiare la verdura e quando il gusto è di vostro gradimento, potete spostare il barattolo in frigo. La fermentazione rallenterà ma non si fermerà del tutto. Per quanto riguarda la mia esperienza, i crauti mi sono durati in frigo per 3 mesi (poi erano finiti, quindi non so se durano di più :P)
Questo tipo di preparazione si può fare con tutte le verdure croccanti (tutti i tipi di cavoli, sedano rapa, finocchi, ravanelli, carote, rape rosse ecc..). Con le verdure più morbide verrà meno croccante, bisogna provare, magari con piccole quantità, per vedere come viene.
img_3122-2Dopo 3 giorni sono così, pieni di liquido. Qui si vede anche il tappo di foglia di cavolo.

 

Microrganismi effettivi: cosa sono e perché farseli

L’autoproduzione è un concetto che mi ha sempre affascinato. Pensare di poter fare molte cose da sé, ma soprattutto sapere come queste cose siano fatte, genera un rapporto speciale ed intimo con quello che nel mercato viene definito “prodotto” ma che nel caso dell’autoproduzione potrebbe essere chiamato “creatura” (più esaltante no?).
Tra le “creature”, istintivamente, viene naturale metterci le piante dell’orto o del frutteto da cui ricaviamo del cibo (io per esempio ogni tanto ci parlo visto che sono esseri viventi). Però da poco tempo ho scoperto che volendo potrei anche parlare con i miei detersivi, detergenti e concimi (e infatti lo sto già facendo 🙂 ). Di cosa sto parlando? Dei microrganismi effettivi, una tecnologia tutta naturale che utilizza il lavoro di miliardi di microrganismi per svolgere varie funzioni. È stato il giapponese (tanto per cambiare) Teruo Higa che ha studiato e sviluppato questa tecnica. Secondo alcuni però l’utilizzo dei microrganismi e dei fermentati era diffuso da millenni in paesi come la Thailandia e sarebbe stato Buddha in persona a diffondere tale pratica (wow!!!) e io vi parlerò proprio di questo metodo più tradizionale.
Comunque tornando a me: mia madre mi parla di questi microrganismi e come sempre l’ho snobbata (scusa mamma, lo sai che poi ti seguo 🙂 ). Mentre ero a casa sua ha iniziato a leggere gli utilizzi di una crema a base di microrganismi e altri ingredienti (tra cui l’avocado mi pare) e praticamente serviva per tutto: da lavarsi i denti, a idratare la pelle del viso a lavare il lavandino, e l’immagine di me che la mattina mi sveglio, mi spalmo la pappa fermentata sulla faccia, la metto nello spazzolino e mi ci lavo i denti e poi la prendo e la uso per pulire il lavandino del bagno mi ha incuriosito. Quindi mi sono fatta dire quali erano i gruppi FB che che stava seguendo e che spiegavano questa cosa e mi sono iscritta. Mi si è aperto un mondo di barattoli e secchielli pieni di limoni, mele, ananas, fiori di acacia e sambuco e foglie di ortica e rosmarino che si trasformano di giorno in giorno mostrando la loro evoluzione, le loro “ricottine” e “ragnatele”. E allora anche io dal 1 maggio ho alcuni barattoli di roba che sta fermentando aspettando di essere abbastanza matura per essere utilizzata sia per pulire, ma anche per nutrire le mie piantine dell’orto e santificare l’acqua e l’aria.
limoniIl meccanismo come funziona? Praticamente si deve mettere a fermentare un vegetale (frutta, verdura, fiori o foglie commestibili) in acqua e miele oppure zucchero integrale. Il tutto va messo in un grande vaso di vetro o di plastica (niente metallo neanche per girare) in cui si farà fermentare per almeno quattro mesi. Durante il processo di fermentazione si creeranno all’inizio delle bolle, poi delle specie di muffette o robe strane. Ecco, durante il primo mese tutte queste cose vanno spinte verso il basso in modo che i microrganismi se ne cibino. Per capire che tutto sta andando bene e che non state facendo una schifezza bisogna tenere sotto controllo l’odore: se è inizialmente alcolico e poi acetico va bene, se inizia a puzzare di morte vuol dire che qualcosa è andato storto :/ . Dopo i quattro mesi di fermentazione e comunque quando il liquido è limpido e la frutta/verdura rimane da sola immersa nell’acqua senza galleggiare, si può iniziare ad utilizzare la “creatura”. Questa andrà diluita in acqua per una serie di operazioni quali lavare i vetri, pulire tutte le superfici lavabili, spruzzare per sanificare aria e mandare via cattivi odori, combattere la polvere in casa, lavarsi i denti, combattere parassiti di piante e animali ecc…
Se però vogliamo spingerci oltre possiamo invecchiare il nostro fermentato. In questo caso lo mettiamo a riposare per almeno un anno. Più invecchia più si potenzia per cui i fermentati di sette anni sono delle vere e proprie bombe curative (sempre secondo chi utilizza questa tecnologia, io ho appena iniziato quindi non posso testimoniare in prima persona). L’idea di mettere in “cantina” una medicina per i disturbi di domani mi piace un sacco e quindi se il percorso di quattro mesi di fermentazione va bene preparerò anche qualche boccetta da invecchiamento.
Papavero
Vi ho riassunto veramente in modo conciso come si preparano i microrganismi e per che cosa si utilizzano, ma via via che li proverò vi terrò aggiornati sugli sviluppi. Se poi avete domande non esitate a contattarmi e cercherò di rispondere nel modo più esaustivo possibile, facendo affidamento sulla mie preziose fonti 🙂

Ringraziamenti ai gruppi Facebook:
“FERMENTI AMO* Microrganismi” https://www.facebook.com/groups/1601994053358133/
“Microrganismi effettivi panacea universale” https://www.facebook.com/groups/143859002440406/