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Vellutata di cavolo navone con bocconcini di polenta taragna

Pare che finalmente l’autunno stia arrivando e con esso ingredienti che amo particolarmente cavoli, rape e zucche. Inoltre il freddino della sera ci fa venire voglia di coccolarci con una bella minestra calda, o una vellutata confortante. Qui vi propongo la vellutata di cavolo navone (si può fare anche con un’altra rapa)  arricchita con dei bocconcini di polenta taragna. L’unione della morbidezza della vellutata e della ruvidità della polenta rappresenta bene quel contrasto tra il freddo fuori dalla finestra e il calduccio accanto alla stufa.

INGREDIENTI (5 persone)
Per la polenta:
1 bicchiere di polenta taragna
due bicchieri di acqua
un pizzico di sale marino integrale.
Per la vellutata:
700 gr di cavolo navone pulito
2 patate medie
1 cipolla dorata
olio extra vergine di oliva
sale marino integrale
sesamo nero tostato.

PROCEDIMENTO
Innanzi tutto prepariamo la polenta seguendo le indicazioni riportate nella confezione. La possiamo preparare anche il giorno prima se abbiamo bisogno di avvantaggiarci. Quando è cotta, la mettiamo in un recipiente rettangolare e la mettiamo a solidificare.
Per la vellutata tagliamo la cipolla a fettine e mettiamola a soffriggere con poco olio e un pizzico di sale. Quando è appassita, uniamo il cavolo e le patate tagliate a dadini. Facciamo cuocere un po’ fino a quando inizia a sfrigolare, e a quel punto aggiungiamo acqua calda fino a coprire completamente le verdure. Lasciamo cuocere fino a quando il cavolo è diventato morbido. A quel punto frulliamo il tutto con il minipimer. Se la crema viene troppo densa possiamo aggiungere altra acqua e aggiustiamo di sale.
Tagliamo la polenta a dadini, saliamola e ungiamola leggermente con dell’olio e mettiamo su una teglietta per 5 minuti in forno caldo. Al momento di servire, mettiamo la vellutata in una fondina, al centro dei dadini di polenta e cospargiamo con semi di sesamo tostati. Decoriamo con un fiorellino o con un rametto aromatico.

Il mio digiuno

Mi rifaccio viva sul blog con un post un po’ atipico, perché non parlo di cibo, ma di “non cibo”. Quando ho detto che questo fine settimana avrei fatto tre giorni di digiuno, qualcuno mi ha guardato sgranando gli occhi. Un ragazzo mi ha chiesto: perché? Il mio perché è molto semplice: volevo vedere se ero in grado di farlo. Posso dire di avercela fatta per due giorni e mezzo, perché stasera mi concederò un passato di verdure :P. Un’altra cosa che voglio dire, è che se non fosse stato per la sciatalgia che mi attanaglia da tre settimane, sarei stata benissimo. Sembrerà strano, ma non ho sentito fame e non ho avuto disturbi, a parte un leggero senso di mal di testa il secondo giorno che però è passato nel giro di mezz’ora dopo aver bevuto dell’acqua. Insomma, è andata bene e credo che ripeterò l’esperienza a primavera.
faccia-da-digiuno

Sono un’amante del cibo e pensare di privarmene è sempre stato un tabù per me, ma da qualche anno, proprio per superare questa forma di “dipendenza” ho iniziato ad informarmi sui vantaggi del digiuno. Tre anni fa, ho incontrato il libro del Dr. Mosley “La dieta fast” ed il documentario da cui è nato questo testo .
Ho provato a seguire le indicazioni di questo stile alimentare e devo dire che mi sono trovata molto bene con i minidigiuni intermittenti. Significa scegliere due giorni a settimana non consecutivi in cui si mangiano alimenti per massimo 500 Kcal, mentre gli altri 5 giorni si mangia normalmente (senza abbuffarsi eh!). Se si mangiano solo verdure e frutta è facile saziarsi senza superare questo limite. Quali sono gli scopi di questo regime alimentare? L’esperimento era partito per abbassare valori del sangue pericolosi per la salute, ma alla fine dell’esperimento, durato qualche mese, oltre all’osservazione di valori ematici migliori di prima, il Dott. Mosley era dimagrito diversi kg. Questo è l’aspetto che ha attirato la mia attenzione 😀 Quindi salute e perdita di peso, non male!
Dopo questo libro sono incappata in un altro: “La dieta della longevità” del Dott. Longo esperto nel campo dell’antinvecchiamento (e compiendo 40 anni quest’anno devo iniziare ad occuparmi anche di questo :P). Il Dott. Longo era presente anche nel documentario di Mosley, quindi senza entrare nel dettaglio del suo metodo, diciamo che le conclusioni sono simili, aggiungendo anche la longevità.

L’idea di fare un digiuno un po’ più lungo e completo (solo acqua) però mi frullava in testa da tempo. In fin dei conti in tutte le tradizioni esistono periodi in cui si facevano dei digiuni, e non solo per motivi religiosi, ma anche perché la saggezza popolare sapeva che il corpo, ogni tanto, ha bisogno di riposo, di autorigenerarsi, autoguarirsi. Avevo letto (ed avevo in piccola misura provato su di me nei digiuni di un giorno) del potere del digiuno anche sulla mente, una maggiore chiarezza, creatività e perfino felicità, se non euforia, più capacità di concentrazione. Restava però la resistenza, atavica per quanto ho capito, a privarmi del cibo. Se ci pensiamo, cosa ci può accadere se per un giorno non mangiamo? Non ci succede nulla di male, ma la nostra mente agisce subito come se non dovessimo mangiare mai più. Quindi secondo me il digiuno, se fatto in modo corretto, oltre ad essere benefico per il corpo, è anche un metodo di autoeducazione, di controllo dei propri impulsi, di presa di coscienza che niente dura per sempre (nel bene e nel male).
ortoPer realizzare questa “impresa” mi sono preparata qualche giorno prima mangiando solo verdure e frutta e mi sono fatta aiutare dalla mia carissima amica Antonella di Acquasanta. Sono stata da lei durante il weekend ed insieme abbiamo digiunato (abbiamo contagiato anche due ragazze giapponesi che sono qui come Woofer, che hanno deciso di fare un giorno di digiuno). Oltre a non mangiare, ci siamo anche liberate di un po’ si spazzatura mentale, raccontandoci e condividendo i nostri punti di vista sulla vita: come la vediamo, come vorremmo che fosse, cosa sogniamo per noi. Antonella è una grande persona che vive in un luogo incantato (Acquasanta) dove pratica l’agricoltura naturale e uno stile di vita che rispetti l’essere umano, la Natura e tutti gli esseri viventi, con una spiritualità che abbraccia dalla pietra alla persona. Mi sono affidata a lei per fare questo digiuno perché ha avuto un’esperienza di digiuno terapeutico che ha svolto circa un anno fa insieme a Daniele Bricchi, un igienista esperto che da molti anni aiuta in questo percorso. Sono esperienze molto intense e profonde, ma che possono produrre grandi benefici per la persona, soprattutto per chi si è in disarmonia.
fioreNon ho scritto questo post per consigliare di fare digiuni. Credo sia una cosa molto personale, molto intima e che ci collega in qualche modo alle nostre origini, non quelle della famiglia o della cultura, ma le radici della nostra esistenza.

“C’è una dolcezza nascosta
in uno stomaco vuoto.
Noi siamo liuti, niente di più, niente di meno.
Se la cassa di risonanza
è piena di qualunque cosa, niente musica.
Se il cervello e la pancia sono purificati
dall’ardere del digiuno, ogni momento
una nuova canzone sale da questo fuoco.
La nebbia si dirada, e una nuova energia
ti fa salire di corsa
i gradini di fronte a te”.
Rumi
tramonto

Verdure fermentate 1 – Crauti e simili

Ciao a tutti,
dopo tanto rieccomi a scrivere sul blog. Sono appena tornata da un corso dal titolo “L’arte della fermentazione” tenuto da Sandor Ellix Katz, che può essere considerato il maggior esperto di cibi fermentati al mondo. E’ stata un’esperienza davvero bello, piena di informazioni e idee per sperimentare con verdura e frutta un sacco di preparazioni. Ho assaggiato una kombucha buonissima e altre bevande fermentate che nei mesi estivi che ci aspettano saranno davvero dissetanti e rinfrescanti.
Visto che le conoscenze vanno fatte girare, condivido con voi la ricetta di una preparazione molto semplice ma che a me piace molto, e cioè quella dei crauti. Non si tratta dei crauti che comprate nelle lattine o che trovate alle fiere ai banchini di hot dog e salsicce, che di vino non hanno più nulla, ma di cavoli (ed altre verdure, volendo) freschi messi a fermentare con del semplice sale (sempre marino integrale) per alcuni giorni. Il sapore è acidulo, croccante, fresco. Ottimi sia da spiluzzicare mentre si cucina, sia per arricchire le insalate, sia per accompagnare un secondo. In questa ricetta ci ho messo anche un po’ di carota per renderli un po’ più dolcini e della cipolla per dare un po’ di piaccante (poi a me la cipolla piace sempre!) Vediamo come si fanno!

Crauti e carote
INGREDIENTI:
– 1 cavolo cappuccio bio
– 2 carote grandi bio
– 1 cipolla rossa
– sale marino integrale (circa 2 cucchiai)

PROCEDIMENTO
Laviamo il cavolo e togliamo un paio di foglie esterne se fossero un po’ rovinate (non le buttiamo via). Laviamo anche le carote spazzolando bene la buccia. La buccia non la togliamo perché è proprio lì che si trovano i microrganismi che serviranno a trasformare le nostre verdure durante il processo di fermentazione. Sbucciamo la cipolla (quella va sbucciata invece!).
Tagliamo a listarelle sottilissime il cavolo, oppure usiamo la mandolina se l’abbiamo. Qui bisogna fare delle scelte: se vi piace il cavolo un po’ più croccante, tagliatelo leggermente più grosso (tipo 3 millimetri). Se tagliate il cavolo con la mandolina, verrà più simile ai crauti comprati, quindi più morbidi perché più tagliamo la verdura e maggiore sarà la superficie esposta al sale che fa fuoriuscire l’acqua di vegetazione. Mettiamo il cavolo tagliato in una grande ciotola.
Adesso tagliamo le carote. Anche in questo caso si più usare l’attrezzo per fare le carote julienne, oppure si possono tagliare in tralice finemente e poi di nuovo a bastoncini finissimi (circa 2 mm). Aggiungiamole al cavolo.
Infine “attacchiamo” la cipolla: la tagliamo prima a metà e poi a fettine sottili e mettiamo anche queste nella ciotola con il cavolo.
A questo punto prendiamo una manciata si sale fino marino integrale (saranno circa 2 cucchiai, non so, io faccio ad occhio) e mischiamo bene con le mani. Strizziamo anche un po’ le verdure. Vedremo che poco dopo l’inizio del nostro “massaggio” inizierà a formarsi dell’acqua, che è proprio l’acqua delle verdure che fuoriesce per azione del sale. Assaggiamo le verdure; devono essere belle salate, un po’ più di quello che useremmo per l’insalata (non mi dite che mangiate l’insalata senza sale!!!). Se vi sembra che manchi sale o che è uscita poca acqua aggiungete ancora un po’ di sale.
A questo punto prendiamo un bel barattolo di vetro, da almeno 1 litro-1 litro e mezzo e iniziate a metterci dentro le verdure. Premiamole bene in modo che occupino tutto lo spazio ed esca l’aria. Vedrete che pigiandole uscirà ancora più liquido. Quando il barattolo è pieno fino a 3-4 cm dal bordo, prendiamo una delle foglie che avevamo scartato, laviamola e scegliamo la parte migliore che useremo per coprire i crauti. Sopra questa foglia possiamo metterci un piccolo peso, come un sasso oppure un piccolo oggetto di plastica che, quando metterete il tappo del barattolo, prema sulle verdure. L’obiettivo è quello di far stare tutte le verdure sotto il livello del liquido. In questo modo non si formeranno muffe e la fermentazione procederà in modo ottimale.
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A questo punto arriva la parte difficile: aspettare. Dobbiamo aspettare 3 o 4 giorni tenendo il barattolo con i crauti fuori dal frigo. Ogni giorno li apriamo per vedere se sono sempre sotto il liquido e per far uscire l’anidride carbonica: vedrete che i primi giorni ci saranno un sacco di bollicine che escono.
Potete anche assaggiare la verdura e quando il gusto è di vostro gradimento, potete spostare il barattolo in frigo. La fermentazione rallenterà ma non si fermerà del tutto. Per quanto riguarda la mia esperienza, i crauti mi sono durati in frigo per 3 mesi (poi erano finiti, quindi non so se durano di più :P)
Questo tipo di preparazione si può fare con tutte le verdure croccanti (tutti i tipi di cavoli, sedano rapa, finocchi, ravanelli, carote, rape rosse ecc..). Con le verdure più morbide verrà meno croccante, bisogna provare, magari con piccole quantità, per vedere come viene.
img_3122-2Dopo 3 giorni sono così, pieni di liquido. Qui si vede anche il tappo di foglia di cavolo.

 

Spaghetti di zucchine con pesto di basilico e avocado

Ciao a tutti! dopo tanto mi faccio risentire 🙂
Oggi vi presento una ricetta estivissima: fresca e gustosa, croccante ma cremosa. Si tratta degli spaghetti di zucchine con il pesto di basilico e avocado. La croccantezza delle zucchine è addolcita dalla morbidezza dell’avocado.
La ricetta è facilissima, basta avere un frullatore e…l’attrezzo per fare gli spaghetti di zucchina. Io ho preso lo spiralizer della ICO, ma ne potete trovare diversi tipi su Amazon o altri siti.

INGREDIENTI (per 4 persone)
4 zucchine scure
mezzo avocado
1 mazzetto di basilico
1 bicchiere di anacardi
1 spicchio d’aglio
20 gr di pinoli tostati
1 cucchiaio di lievito alimentare
Olio EVO q.b.
Sale marino integrale
poca acqua

PROCEDIMENTO
Mettiamo in ammollo per almeno 30 minuti gli anacardi in acqua calda (oppure un paio di ore in acqua fredda). Con lo spiralizer formiamo gli spaghetti e mettiamoli in una ciotola coperti con un panno umido. Teniamo da parte gli avanzi della zucchina che andranno nel pesto.
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Nel bicchiere del frullatore mettiamo le foglie di basilico, l’avocado a pezzetti, l’aglio, metà dei pinoli, qualche pezzetto delle zucchine avanzate dallo spiraliser, il sale, gli anacardi ammollati e un po’ di olio (circa mezzo bicchiere). Iniziamo a frullare. Se non gira bene aggiungiamo un po’ di acqua fredda. Quando gli ingredienti sono ben frullati, aggiungiamo il lievito alimentare.  Assaggiamo ed eventualmente aggiustiamo di sale.
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Poco prima di servire condiamo gli spaghetti di zucchina con questo pesto. Decoriamo i piatti con il resto dei pinoli tostati, delle foglie di basilico e fiori a piacimento.
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Minestra dei Maya

Anche in estate può venir voglia di minestra. Questa l’ho ideata ispirandomi alla cultura Maya e a quello che avevo in frigo :P.
sacerdote-maya-strada-dei-39648279L’ho mangiata calda, ma secondo me è buona anche tiepida, quindi va bene anche per queste giornate di fine giugno.
E’ una ricetta molto veloce e semplice, adatta anche a chi non tollera il glutine. Buon appetito!

INGREDIENTI
(per 4 persone)
1 porro (la parte bianca, quella verde la terrete da parte per farci qualche altra cosa)
1 peperone rosso
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
2 patate
1 tazza di lenticchie rosa
1 confezione piccola di mais già cotto
8 cucchiai di riso integrale già cotto
olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di timo
pimenton de la vera e peperoncino (quantità a seconda dei gusti)
sale
acqua

PROCEDIMENTO
Mettiamo a soffriggere con un po’ di olio il porro tagliato finemente. Nel frattempo tagliamo a dadini piccoli il peperone e le patate. Quando il porro si è ammorbidito aggiungiamo le verdure che abbiamo tagliato, il concentrato di pomodoro e le lenticchie rosa precedentemente sciacquate. Giriamo bene il tutto e appena ricomincia a sfrigolare aggiungiamo dell’acqua calda in modo che le verdure siano coperte e saliamo. Facciamo cuocere una mezz’ora fino a quando le patate non sono morbide. A questo punto aggiungiamo il mais e insaporiamo con peperoncino e pimenton de la vera. Aggiustiamo di sale.
Serviamo la minestra e poniamo al centro di ogni piatto  due cucchiai di riso integrale già cotto e condito con sale e semi di sesamo se li gradite. Cospargiamo con foglioline di timo e mangiamo con gusto 🙂

Gnocchi di ceci e farina di farro

Oggi voglio presentare una ricetta non mia, ma che ho trovato sul web e che ho leggermente modificato (ma davvero in minima misura). Si tratta degli gnocchi di ceci del blog di Vegolosi. Mi è stato chiesto di pensare ad un corso di cucina che valorizzi due ingredienti: i ceci ed il farro e quindi mi sono ricordata di questa ricetta che avevo visto passare su Facebook. L’ho sperimentata e devo dire che mi è piaciuta moltissimo, tanto che vorrò provarla anche con altri legumi.
Quindi bando alle ciance e mettiamoci al lavoro!

INGREDIENTI per 4 persone
– 450 gr di ceci lessati
– 50 gr circa di farina di farro
– mezzo cucchiaino di sale
– altra farina per la spianatoia

PROCEDIMENTO
Frulliamo i ceci scolati in modo da ridurli in purea e aggiungiamo la farina. Impastiamo bene aggiungendo il sale e quando la consistenza è abbastanza soda, stendiamo l’impasto alto circa 1 centimetro e mezzo. Tagliamolo a strisce e arrotoliamone ognuna creando dei cilindretti che andremo a tagliare in obliquo della grandezza desiderata.
Gnocchi di ceciMettiamo gli gnocchi in un vassoio infarinato. Intanto facciamo bollire una pentola di acqua con il sale e quando è il momento buttiamoci gli gnocchi. Quando vengono a galla significa che sono pronti. In questo caso i ceci li ho conditi con la salsa di pomodoro e “quasiformaggio” di anacardi e mandorle stagionato, ma saranno ottimi anche con un pesto di verdure o un ragù di seitan.
Gnocchi di ceci2